13 ottobre 2026

Castelfranco

Modello Asolo-Possagno: 10 anni di accoglienza che funziona

I dati del decennale SAI: 182 persone accolte da 27 Paesi, ma pesa la sfida della casa

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

Una Casa per l’Uomo

ASOLO – Trasformare la gestione dei flussi migratori in una concreta opportunità di sviluppo per il territorio, superando la logica dell'emergenza. Questo, in sintesi, è lo spirito che ha animato in questi anni il lavoro svolto ad Asolo e Possagno, illustrato nella Città dai Cento Orizzonti in un convegno dal titolo “Accoglienza diffusa: governare i flussi migratori per il bene dei territori”, occasione per tracciare un bilancio completo dei primi dieci anni (2016–2025) del Progetto SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) promosso dai Comuni di Asolo e Possagno insieme alla cooperativa sociale Una Casa per l’Uomo.

In questo decennio l'iniziativa, destinata a uomini adulti titolari di protezione internazionale, ha dato ospitalità a 182 persone provenienti da 27 diverse nazioni. I contingenti più numerosi arrivano da zone colpite da pesanti crisi geopolitiche: in cima alla lista figura il Pakistan con 43 presenze, seguito da Afghanistan (31), Mali (23), Nigeria (12), Burkina Faso (10) e Somalia (7), oltre a beneficiari giunti da altre realtà come Guinea, Gambia, Senegal, Siria, Ucraina, Iraq ed Eritrea. Si tratta di una popolazione decisamente giovane e potenziale risorsa per il mercato del lavoro: quasi 9 accolti su 10 (l'88%) non hanno ancora compiuto 40 anni.

Più nello specifico, la fascia d'età prevalente comprende chi ha tra i 26 e i 30 anni (34,1%, pari a 62 soggetti), seguita dai 31–35enni (26,9%, 49 persone), dai giovani tra i 18 e i 25 anni (13,2%, 24 individui) e infine dagli ultraquarantenni (12,1%, 22 persone). Sotto il profilo giuridico, circa il 70% degli ospiti detiene lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria, mentre la restante quota si divide tra permessi per protezione speciale, umanitaria, casi particolari, richiedenti asilo e percorsi di integrazione o prosieguo amministrativo.

L'elemento distintivo del modello risiede nei Progetti di Accoglienza Individualizzati (PAI), pensati per guidare l'utente verso una reale indipendenza personale. Complessivamente si contano 1.324 servizi erogati, tra cui 191 percorsi di alfabetizzazione e studio dell'italiano avviati attraverso le scuole locali e i CPIA, e 122 interventi volti all'inserimento lavorativo tramite tirocini, borse lavoro e l'interfaccia con aziende, cooperative e Centri per l'Impiego. A questi si affiancano 92 azioni mirate all'autonomia abitativa, fatte di ricerca attiva, co-housing e mediazione con i proprietari di immobili.

Proprio quello dell'alloggio rappresenta oggi uno dei nodi critici più complessi per la cooperativa e per l'intero Ambito Territoriale Sociale Asolo-Castelfranco Veneto (ATS VEN_08). Nel periodo compreso tra agosto 2025 e giugno 2026, la Stazione di Posta – i cui accessi sono avvenuti prevalentemente a Castelfranco Veneto (47%) e Montebelluna (37%) – ha registrato la richiesta d'aiuto di 113 persone. Il 58% di chi si è rivolto al servizio vive in condizioni di estrema precarietà, divise tra coabitazioni provvisorie (20%), assenza di regolare contratto (13%) e procedure di sfratto pendenti o minacciate (19%). Nonostante oltre sette utenti su dieci (il 72%) abbiano un bisogno primario e diretto di una casa, la forte carenza di immobili a canoni sostenibili ha permesso di trovare un alloggio stabile soltanto nel 9% delle richieste.

A tracciare il valore sociale del percorso compiuto è Federica Cipolla, Presidente della Cooperativa Una Casa per l’Uomo: «La forza del modello SAI risiede nella governance multilivello e nella stretta sinergia tra enti locali, servizi sanitari, terzo settore, mondo produttivo, parrocchie e volontariato cittadino. Grazie a un'équipe multidisciplinare e a standard operativi uniformi, il progetto ha dimostrato che una gestione programmata, a numeri contenuti e integrata nella comunità supera la logica della provvisorietà emergenziale». Cipolla pone però l'accento sulla priorità abitativa: «Resta la questione della casa, che è un tema che sta assumendo i contorni di un problema generazionale, la cui risoluzione non spetta più alla sola politica, ma anche a noi terzo settore, assieme al mondo produttivo tutto».

Forte anche il sostegno dell'amministrazione comunale, espresso dalle parole dell'Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Asolo, Andrea Canil: «Dieci anni fa l'Amministrazione di allora ha scelto per Asolo un sistema di accoglienza basato sull'integrazione. Un plauso va a tutto il Consiglio comunale che ha approvato il progetto all'unanimità. Prima di diventare Assessore ho avuto la fortuna di viverlo da volontario accanto alle persone accolte. Oggi festeggiamo questo traguardo ringraziando gli operatori del Terzo Settore, i dipendenti comunali, i volontari, i cittadini e i ragazzi che lo hanno reso possibile. Se qualche Comune è interessato ad aderire e ad allargare la rete dell'accoglienza, è il benvenuto».
 


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