28 maggio 2020

Esteri

Europa e coronavirus

Intervista a due europarlamentari

| Pietro Panzarino - Vicedirettore | commenti |

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Europa e coronavirus

Il problema del coronavirus, giorno dopo giorno interpella sempre maggiormente l’Europa e le sue Istituzioni. Sull’argomento abbiamo intervistato due europarlamentari, Alessandra Moretti del PD e Gianantonio Da Re della Lega. Per scelta redazionale abbiamo posto le medesime domande ai due onorevoli, che ringraziamo, che ovviamente da politici navigati quali sono danno risposte che non possono non risentire delle scelte di fondo dei rispettivi partiti.

 

GIANANTONIO DA RE

1) I lavori al Parlamento Europeo: come sono cambiati tra il prima e il dopo coronavirus?

Totalmente, di fatto non ci rechiamo più a Bruxelles e nemmeno a Strasburgo. Inizialmente l’accesso fu, diciamo, “vietato” esclusivamente agli eurodeputati che provenivano dalle cosiddette Zone Rosse, ovvero veneti e lombardi, trattandoci come fossimo gli untori del virus. Successivamente, con il diffondersi del Coronavirus anche in altri Paesi, il 3 marzo il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, sospese tutte le riunioni non essenziali al funzionamento dell’Istituzione, comprese tutte le visite, le audizioni, i seminari e altri eventi di qualsiasi tipo. Negò l’accesso ai locali del Parlamento Europeo a tutti i visitatori esterni, compresi agli assistenti parlamentari, tranne a Greta Thunberg che partecipò, con centinaia di persone presenti in aula, ai lavori della Commissione Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare violando palesemente le disposizioni nonostante il mio, i nostri, richiami e richieste di annullamento della Commissione. Ancora una volta l’Europa ha usato due pesi e due misure.

 

2) Si lavora nelle due sedi istituzionali oppure lavorate in video?

No, si lavora da casa online. La sede di Strasburgo è stata la prima ad essere chiusa. I lavori si sono tenuti esclusivamente a Bruxelles prima della chiusura definitiva. Quindi lavoriamo attraverso internet con video conferenze e le ultime votazioni si sono tenute attraverso posta elettronica. Certo non è la stessa cosa, ma è un destino condiviso e necessario. Ovviamente il gruppo Lega - Identità e Democrazia è costantemente in contatto e presentiamo ugualmente interrogazioni, interpellanze e portiamo avanti le nostre battaglie come, ad esempio, quella contro il Mes. L'Italia ha dato 58 miliardi, ora per averne 35 dovremmo ipotecare il futuro dei nostri figli. Davvero non ha senso.

 

3) Quando e come il Parlamento Europeo ha trattato la pandemia?

Tardi e male. Ci saremmo aspettati una più forte assunzione di responsabilità da parte del Presidente del Parlamento David Sassoli e dall’UE. Prima ci hanno dato degli sciacalli quando abbiamo chiesto di chiudere tutto, di sospendere i voli e di intervenire tempestivamente. Si sono presi giorni per valutare se, chi e come aiutare mentre la gente sta morendo. Altro che 'Unione'. Prima sconfiggiamo il virus, poi ripensiamo all'Europa. La delusione è altissima per l’egoismo, l’assenza, la lontananza di Bruxelles. Fino ad oggi eravamo dei matti noi della Lega perché mettevamo in discussione questa Europa. Oggi lo ribadiscono un po’ tutti: Prodi e Mattarella dicono che così non va e anche il presidente del Consiglio si è accorto che così non va...

 

4) Quante sono le risorse economiche stanziate o che dovrebbero essere stanziate per il coronavirus?

Tutte quelle che saranno necessarie. Impossibile fare stime esatte perché siamo assolutamente impreparati vista l’eccezionalità di questa pandemia ma è pur certo che oggi stiamo elemosinando dall’Europa e da questo governo che sta mettendo alla fame famiglie ed imprese. Dal canto nostro, siamo riusciti a far votare con procedura d’urgenza la modifica del Fondo di Solidarietà così da ottenere i primi aiuti per l’Italia. La Lega non si accontenta delle briciole perché i nostri territori hanno bisogno di aiuti veri e ha pressato affinché si arrivasse alla modifica che estende anche alle crisi sanitarie l'applicazione del Fondo di Solidarietà, finora utilizzabile solo per le catastrofi naturali. La dotazione complessiva, che sarà presto disponibile per tutti gli Stati colpiti dalla Pandemia, è fissata a 800 milioni di euro, mentre il massimale dell’anticipo pagabile allo Stato richiedente è stato ora aumentato fino a un massimo di 100 milioni. Per la Commissione era impensabile la modifica del regolamento ma “battendo i pugni” abbiamo abbassato i tempi notoriamente lunghi dell'eurocrazia di Bruxelles trovando così un accordo di buonsenso che permette di sbloccare i primi finanziamenti europei.

 

5) Come vi è ben noto, la Presidente Ursula von der Leyen, dopo un intervento infelice, è tornata sui suoi passi. Cosa si può dire del piano di assicurazione antilicenziamento per i lavoratori da 100 miliardi?

È chiaro che in questo momento milioni di italiani, senza essere leghisti o sovranisti, si stanno rendendo conto che nel momento del bisogno da Bruxelles sono arrivate solo chiacchiera ma fatti zero. Anzi, i fatti sono inqualificabili come la decisione iniziale di non prevedere un piano per i coronabond. Mentre Italia, Spagna e Francia sono messe in ginocchio e cercano di affrontare, con meno decessi e danni possibili, l'emergenza sanitaria ed economica causata dal Coronavirus, la presidente della Commissione europea si è schierata con Germania e Paesi dell’Europa del Nord, ovviamente guidati dai tedeschi (come la stessa Ursula). Inaccettabile. Per poi fare una clamorosa retromarcia degna di una principiante, non di una Presidente della Commissione Europea. La Lega ci ha sempre visto lungo: noi, infatti, la Von de Leyen non l’abbiamo votata, al contrario, la sua nomina è avvenuta per soli 9 voti di differenza e fa sorridere che Conte e di Maio abbiano messo in piedi il teatrino non accettando le parole della Presidente quando furono proprio loro, insieme ai piddini, a sostenerla. Era già scritto che Ursula non avrebbe mai fatto gli interessi del nostro Paese e ogni giorno ne abbiamo la prova. Matteo Salvini ha sempre criticato questa Europa ed ha sempre avuto ragione, gli altri solo adesso si sono svegliati... troppo tardi. Che la chiave per la rinascita sia il lavoro è evidente. E, ovviamente, la Germania si è già messa in moto. Temo che con il “piano Sure” la von der Leyen abbia fatto i conti della serva: per lei e la Commissione si tratta, più che altro, di un piano per la sopravvivenza ma sicuramente non servirà a fa ripartire tutto. Per l'Italia, la Spagna e il Portogallo è elemosina.

 

6) Interrogazione a Commissione affinché si attivi con strumenti finanziari a supporto settore creativo. Dia garanzie a lavoratori

Semplicemente per una questione temporale. In qualità di componete della Commissione per la cultura e l'istruzione mi sono fatto portavoce di quanti lavorano nel settore creativo e nei giorni scorsi ho depositato un’interrogazione alla Commissione Europea affinché si mettano immediatamente sul piatto strumenti finanziari a supporto delle piccole medie imprese del settore e delle associazioni culturali. Tempestività e chiarezza: è fondamentale che oltre al contenimento dei danni, venga dato impulso al settore culturale e immediate garanzie ai lavoratori che, ad esempio, hanno subìto la cancellazione di uno spettacolo o di una produzione cinematografica e che si trovano a fare i conti con mancati introiti perché le sale da cinema o di teatro sono chiuse. Cinema, piccole sale per concerti, teatri e musei sono stati costretti a sospendere le proprie attività a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19 con conseguenti gravi perdite economiche e con un inevitabile impatto negativo a livello occupazionale. È necessario far fronte al più presto a questo ingente danno economico e tutelare chi ha perso il lavoro.

 

ALESSANDRA MORETTI

1. I lavori qui al Parlamento Europeo non si sono mai fermati. Abbiamo continuato a lavorare sia con riunioni di delegazione che di gruppo e di commissione on line. Sono state organizzate regolarmente le sessioni plenarie qui a Bruxelles, l’ultima il 26 marzo e le prossime previste per il 16 e 17 aprile. Per i deputati che non possono essere fisicamente presenti, grazie alla volontà del Presidente del Parlamento David Sassoli e ai funzionari, è stato costruito un sistema di voto on line per consentire a tutti i deputati di partecipare ai lavori parlamentari.

 

2. Il Parlamento a Bruxelles è aperto e i deputati che sono rimasti qui possono andare in ufficio regolarmente anche se le riunioni vengono svolte con gli strumenti tecnologici più avanzati. La sede invece di Strasburgo in Francia è stata chiusa e riaprirà a Settembre. Il Presidente Sassoli ha continuato a ribadire che il Parlamento Europeo, in questo delicato momento, non può chiudere e la democrazia deve essere esercitata dai rappresentanti dei parsi europei.

 

3. La pandemia ha colto tutta l’Europa impreparata e, sopratutto all’inizio, la gravità della situazione è stata sottovalutata anche dalle istituzioni europee. Del resto, anche la comunità scientifica era molto divisa nelle opinioni e gli stessi Governatori delle regioni, che hanno la competenza in materia di sanità, hanno avuto reazioni molto diverse e spesso contraddittorie tra loro. Tuttavia, dopo le iniziali esitazioni, il Parlamento Europeo, la Commissione europea e la Banca Centrale Europea (BCE) hanno reagito mettendo in campo una forza economica senza precedenti, il cosiddetto BAZOOKA Europa. C’è tuttavia da precisare che, purtroppo, la competenza in materia di sicurezza sanitaria non è dell’Europa ma esclusivamente dei Governi Nazionali; e questo ha creato l’impossibilità per le istituzioni europee di determinare una REGIA uniforme per l’emergenza.

 

4. Le risorse messe in campo dall’Europa sono rilevanti e mai è stato investito così tanto in termini economici: i 1200 Miliardi della BCE; i 200 miliardi della Banca Centrale Europea, la sospensione del Patto di Stabilità e lo stop ai vincoli per gli aiuti di Stato che consentono ai governi di spendere tutto quanto è necessario per far fronte all’emergenza e per aiutare le imprese; i 100 miliardi per contrastare la disoccupazione. Senza contare i 240 milioni per la ricerca sul vaccino e i 37 miliardi per l’economia reale. Adesso tocca ai governi nazionali fare la propria parte attraverso il Consiglio Europeo che si riunirà nei prossimi giorni. Gli strumenti che dovranno essere messi a disposizione dei governi possono essere molteplici: dai bond, al MES, al bilancio dell’Unione Europea. Le proposte della delegazione del Partito Democratico sono molto articolate e credo troveranno risposte positive.

 

5. Il piano SURE per 100 miliardi di euro è un ottimo strumento che consentirà alle aziende di essere sostenute nella cassa integrazione. Così come ottima è la proposta di Gentiloni e del suo collega francese BRETON (commissario al Mercato Interno) del PIANO DI RINASCITA EUROPEA per mettere in campo risorse consistenti per tutti i 27 paesi Europei utili per affrontare la crisi. Ci sono state frasi infelici da parte della Presidente della Commissione ma devo dire che le abbiamo superate proprio grazie alle azioni che sono state messe in campo dalla Commissione e dal Parlamento Europeo. Oggi abbiamo bisogno di fatti: di parole ne abbiamo sentite anche troppe.

 

6. Adesso tocca ai governi nazionali fare la propria parte dentro l’Eurogruppo. È l’Europa dei governi che non sta funzionando! Dire che l’Europa non fa nulla è una menzogna e lo si comprende da quanto abbiamo scritto fin qui. Non si tratta di trovare un nemico nei tedeschi o negli olandesi. I cittadini non hanno responsabilità: la responsabilità è di chi li governa. Oggi i nemici peggiori dell’Italia e dell’Europa sono le forze politiche sovraniste, nazionaliste, antieuropeiste. Basta guardare a quanto sta succedendo in Olanda dove è proprio il partito antiUE, FvD, amico di Salvini ad essere contro i coronaBond. Concludo dicendo che tutti gli strumenti possono essere utili in questo momento: anche il MES con condizionalità molto leggere su cui è stata fatta una campagna di disinformazione vergognosa.

 



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Pietro Panzarino - Vicedirettore

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