05 dicembre 2020

Vittorio Veneto

VITTORIA!

Sul greto del Piave la rievocazione della Battaglia che 90 anni fa liberò l’Italia

| Carlo De Bastiani |

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| Carlo De Bastiani |

Sul greto del Piave la rievocazione della Battaglia che proprio 90 anni fa liberò l’Italia dal dominio austriaco. Soldati e comparse agghindati con gli abiti di scena della Grande Guerra di Monicelli

Suggestiva e vera. Più vera che mai. Vera quasi come quella di 90 anni fa. Ieri mattina, il greto del Piave ha ospitato un evento eccezionale: la rievocazione storica di una delle battaglie decisive della Prima Guerra Mondiale. Quella che si svolse sulle rive del Piave dal 24 ottobre 1918 sino al 31 ottobre dello stesso anno, concludendosi a Vittorio Veneto.
Oltre 250 rievocatori in abiti d’epoca (giunti diettamente da Cinecittà, dove erano stati utilizzati nel film sulla Grande Guerra di Mario Monicelli) hanno impersonato i soldati degli eserciti, italiano e austriaco, nelle fasi dell’ultimo scontro armato.

Protagoniste della rievocazione sono state le Sentinelle del Lagazuoi, ma anche delegazioni provenienti da tutta Europa, in particolare Inghilterra (Greatwar Society di Coventry), Slovenia (GSR2 di Sempeter), Repubblica Ceca (Gardekorps - Praha), Germania (da Echterdingen). Cioè le nazionalità che combatterono nel tragico ottobre 1918. Tra le azioni militari riproposte sul ‘campo di guerra’ (nei pressi del quale sono state allestite tende da campo per ospitare i partecipanti provenienti da tutta Europa), anche il volo di un aereo d’epoca.

La rievocazione, narrata da Nicola Stefani, già speaker dell’adunata nazionale degli alpini di aprile, ha avuto il supporto storico del colonnello Lorenzo Cadeddu, responsabile del Centro Studi Storici “Piero Pieri” di Vittorio Veneto e il commento musicale del Coro Ana “Giulio Bedeschi”.

Qualche accenno storico a cura di Lorenzo Cadeddu

La Battaglia dell’ottobre 1918. Lo sfondamento delle truppe austriache, nella battaglia di Caporetto dell’ottobre-novembre 1917, aveva costretto l’esercito italiano ad una precipitosa ritirata verso il Piave ed ebbe ripercussioni notevoli a livello organizzativo con la sostituzione nel ruolo di Comandante Supremo di Luigi Cadorna, la cui tattica militare e la condotta nei confronti delle truppe era invisa alla maggior parte del paese: il comando passò così al generale Armando Diaz.


A livello morale, il fatto che la guerra, che fino a Caporetto era stata prevalentemente offensiva, fosse diventata difensiva, implicando la salvaguardia della Patria, funse da collante ed unì gli sforzi di tutto il Paese: inoltre la gestione più “umana” dell’esercito aveva creato un clima nuovo all’interno delle truppe. La riorganizzazione dell’esercito, che a Caporetto aveva subito immani perdite sia umane, tra morti, feriti e dispersi, che materiali, permise la stabilizzazione del fronte sulle rive del Piave e permise agli italiani ed ai loro alleati di resistere all’attacco austriaco, portato nel giugno 1918 e definito “Operazione Radetzki”.
Il 24 ottobre 1918, ad un anno esatto dalla disfatta di Caporetto, ebbe così inizio l’offensiva generale italiana contro l’esercito austroungarico, che si protrasse ?no al 31 ottobre, diventando nota come la Battaglia di Vittorio Veneto. Su tutto il fronte, ma specialmente sul Grappa, le truppe italiane furono impegnate in un attacco feroce.
I soldati dell’Armata del Grappa, guidati dal maresciallo Giuseppe Giardino, si scontrarono con gli austroungarici per gli ultimi e decisivi combattimenti. Una manovra strategica portò sul massiccio le riserve delle truppe nemiche, cosicché l’avanzata italiana in pianura fu facilitata.


Il sacrificio di moltissimi soldati rimase comunque alto e doloroso. Solo la sera del 30 ottobre 1918, i fuochi d’artiglieria si quietarono sul Grappa.
Il 27 e 28 ottobre diversi reparti italiani e francesi, dopo gli scontri sul Tomba e sul Monfenera, risalirono la valle del Piave da Pederobba, liberando la conca di Alano. Le truppe italiane proseguirono la marcia contemporaneamente sulla destra e sulla sinistra del fiume Piave. La sera del 28 ottobre entrarono a Valdobbiadene, liberando di seguito diversi paesi ?no a che, il 31 ottobre del 1918 la Battaglia di Vittorio Veneto si concluse vittoriosamente. Il bollettino della vittoria, che pose ?ne alla guerra, costò all’Italia ben 500.000 vittime; altri 100.000 prigionieri non fecero più ritorno dai campi di prigionia.

 

 

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