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29 novembre 2021

Vittorio Veneto

Comune chiamato a rifondere le spese legali sulla questione “passata di pomodoro”

Una ditta sanzionata è ricorsa al tribunale ed ha vinto, da qui l’obbligo del pagamento delle spese per il Comune

| Claudia Borsoi |

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| Claudia Borsoi |

passata di pomodoro

VITTORIO VENETO – Per il Mipaaf, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, il fatto che un’azienda vittoriese avesse usato la dicitura “passata di pomodoro fresco biologico” per pubblicizzare, sul proprio sito internet, la propria passata di pomodoro era stato ritenuto ingannevole per il consumatore.

 

Così, nel maggio 2018, l’ufficio del Mipaaf di Napoli aveva notificato la cosa al Comune di Vittorio Veneto che, competente sul territorio, ha dovuto procedere con una sanzione a carico dell’azienda, oltre 6mila euro, staccata dal comando di polizia locale. Contro quella sanzione l’azienda ha fatto ricorso e lo ha vinto, ed ora il Comune è chiamato a pagare le spese legali per 1.139,47 euro.

 

Il caso è emerso ieri sera, venerdì, in consiglio comunale quando è stato votato, a seguito della sentenza, il riconoscimento del debito fuori bilancio.

 

«Il personale del Mipaaf di una sede di Napoli ha contestato l’esercizio di pubblicità ingannevole ad una società vittoriese che aveva pubblicato sul proprio sito internet la pubblicità della propria passata di pomodoro che definiva “passata di pomodoro fresco biologico” – dettaglia il vicesindaco Gianluca Posocco -. Secondo il Mipaaf questa pubblicità poteva indurre in errore il consumatore, suggerendo che l’alimento possiede caratteristiche particolari essendo fatto con pomodoro fresco, quando in realtà tutti gli alimenti analoghi sono fatti con pomodoro fresco. Per il Mipaaf, quella pubblicità induceva a pensare che solo quella passata fosse fatta con pomodoro fresco».

 

L’azienda nel fare ricorso contro la sanzione ha sostenuto che il termine “fresco” sottolineava il fatto che quella passata fosse fatta solo con pomodoro fresco come da normativa. E il giudice le ha dato ragione. Ora al Comune l’onore di pagare.

 


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Claudia Borsoi

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