25 novembre 2020

Nord-Est

Covid, un passo indietro sull'autonomia per Zaia? "Governo comunichi dati a Regione se c'è emergenza"

Il problema, secondo Zaia, è che “noi abbiamo un osservatorio che è regionale e siamo sprovvisti degli strumenti per capire se c'è un'emergenza da zona rossa”

| Roberto Silvestrin |

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Covid, un passo indietro sull'autonomia per Zaia?

Autonomia sì, ma durante l’emergenza Covid un po’ meno. Si evince in qualche modo dalle dichiarazioni del presidente Luca Zaia, che oggi ha reso noto di aver posto al governo “una questione che non è irrilevante”.

 

“Se è vero che io posso fare azioni di allargamento delle restrizioni in accordo col ministro della Salute, chiedo anche che, viceversa, per le attività restrittive che potrei fare autonomamente, ci sia un obbligo formale decretato che il Governo, tramite lo stesso ministro della Salute, comunica alla luce dei dati che hanno in loro possesso".

 

"Qualora Roma avesse la minima notizia della necessità di restringere - precisa -, sia fatto obbligo al ministro della Salute di comunicarlo al presidente della Regione, che poi deciderà se attivare o no queste azioni restrittive. Non è una rinuncia di autonomia, ma è un' assunzione di responsabilità che qualcuno deve prendersi". Il problema, secondo Zaia, è che “noi abbiamo un osservatorio che è regionale e siamo sprovvisti degli strumenti per capire se c'è un'emergenza da zona rossa”.

 

Senza questa norma, il nuovo Dpcm – presentato ieri sera dal premier Giuseppe Conte - rischia così di dimostrarsi “zoppo rispetto alle competenze. Perché se si va invocare la leale collaborazione, se a Roma vedono che ci sono degli indicatori ai quali un presidente di Regione non può accedere, il Governo ha l'obbligo di segnalarlo. Altrimenti questo diventa pane per le Procure. A buon intenditore poche parole".

 

Zaia, infine, ha anche criticato la "norma sibillina in cui si dice che il presidente può fare le restrizioni. Punto. Se tu Governo hai notizia di qualche emergenza sul territorio, lo devi comunicare al presidente della Regione se c'è qualcosa da fare". Tutto questo perché manca quello che il governatore ha definito “un modello di piano di salute pubblica nazionale per fasi”, una “road map a livello nazionale. Se si definisse un piano, sarebbe molto più chiaro per tutti come agire”.

 


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