15 maggio 2021

Mogliano

La minoranza dice la sua sulle dimissioni di Vendramin

Le dichiarazioni del gruppo consiliare di minoranza "Per Casier"

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Simona Guardati, capogruppo della lista d’opposizione

CASIER - Simona Guardati, capogruppo della lista d’opposizione "Per Casier", a proposito delle dimissioni da assessore di Massimo Vendramin e della sua fuoriuscita dal gruppo di maggioranza ha deciso di fare alcune esternazioni da nome del suo gruppo. “Nessuno all’interno della maggioranza può declinare le proprie responsabilità giocando allo scaricabarile – esordisce Simona Guardati -. Fin dal confronto nel Maggio 2019 tra i candidati sindaci era emersa con evidenza la scarsa consapevolezza dei problemi e la totale mancanza di esperienza amministrativa da parte del candidato Sindaco di centro destra e della maggior parte della sua squadra. Già quella fase in embrione lasciava intravedere uno squilibrio che si è ora pienamente manifestato con le dimissioni dell’assessore al bilancio che non solo rimette le deleghe, ma - pur rimanendo in consiglio - esce dalla maggioranza, con conseguenze che non saranno certo indolori”.

Le considerazioni quindi proseguono: “Eppure anche lui, che ora prende le distanze e sfiducia Sindaco e giunta, dichiarando che lì dentro non si lavori con efficienza, che ci si faccia bloccare dalla struttura, era certo perfettamente conscio degli evidenti limiti del candidato Sindaco, illudendo anche i cittadini di Casier che l'alleanza elettorale messa in campo potesse funzionare e che la sua propria personale competenza sarebbe bastata a far funzionare la macchina amministrativa. Non sono passati nemmeno due anni e i nodi sono già venuti al pettine a dimostrare che l'aggancio ad un partito vincente, a sponsor politici di rilievo e a qualche slogan di facile presa possono bastare per vincere le elezioni, ma evidentemente non bastano per governare. In questo caso assistiamo allo scontro tra un eccesso di tecnicismo e un approccio meramente ragionieristico al bilancio da parte dell'assessore uscente e la mancanza di esperienza, di visione e di progettualità dall'altra, che ha impedito di cogliere le priorità per quel bene dei cittadini che a parole l’amministrazione dice di avere a cuore”.

Quanto alle ragioni dell’accaduto Simona Guardati ritiene che: “Le cause dello strappo sono sicuramente numerose: di certo ipotizziamo tra le tante l’aumento dell’addizionale comunale Irpef applicata già subito nel loro primo bilancio e sicuramente imposta dall'assessore, nonostante il candidato Sindaco avesse dichiarato che non avrebbe mai alzato le tasse. Oppure la copertura pubblica per gli aumenti del buono pasto per le scuole sollecitata in ottobre dall’opposizione e finalmente deliberata dalla maggioranza solo a dicembre, creando in quei mesi una grande preoccupazione delle famiglie, ma anche l'abbandono del progetto del Bosco del Dosson che non ha trovato spazio nella programmazione delle opere dei prossimi 3 anni (pur essendo stato già progettato dalla precedente Amministrazione).

Ora l’ex l’assessore al bilancio comunica che presenterà una mozione per intitolare il Bosco a una vittima delle foibe. Quel Bosco, prima di intitolarlo alla Memoria di qualcuno, bisognava decidere di volerlo realizzare, cogliendo il momento favorevole sia culturalmente che economicamente viste le notevoli risorse GREEN anche di provenienza europea, oltre che migliori condizioni generali in tema di opere pubbliche. Il Bosco non c’è nel piano triennale delle opere pubbliche, atto che deve essere condiviso e votato dalla Giunta prima di essere presentato in Consiglio comunale contestualmente al bilancio di previsione. L’Amministrazione ha giustificato la revisione del Bosco con la preoccupazione per i costi di gestione, mentre con l’aumento dell’addizionale comunale Irpef raddoppiava il budget per un taglio maniacale dell’erba, una promessa che sembra essere stato un punto di forza per la vittoria dell’amministrazione in carica. Bisogna invece dire che quel progetto avveniristico è stato progettato avendo come input proprio una manutenzione minima, grazie a tipo di colture, distanze tra specifiche essenze di piante e altri concetti tecnici di rimboschimento”.

Secondo Simona Guardati sarebbe bastato guardare agli altri Comuni: “Sia Treviso che San Biagio di Callalta, amministrazioni di segno opposto, hanno scelto di realizzare dei boschi nei loro Comuni. Perciò ora, invece di avanzare proposte sull’intitolazione che potrebbero risultare provocatorie e divisive, incominciamo con l’inserire il Bosco, di cui era già in corso uno stadio molto avanzato di progettazione, nel piano triennale delle opere pubbliche e poi coinvolgiamo la cittadinanza per la scelta del nome, mettendo in atto un percorso partecipativo come già fatto in parte per la progettazione. A partire dalle scuole, cioè dai nostri figli e dai nostri nipoti, da quei ragazzi pensando ai quali dieci anni fa era nata l’idea di un polmone verde, argine all’edificazione e all’urbanizzazione spinta, vicina geograficamente agli edifici scolastici, agli impianti sportivi, alle aree ludiche, agli orti urbani. Un luogo salubre e accogliente che nasceva da una scelta ambientale ma anche profondamente sociale, una scelta che oggi, a fronte dell’esperienza della pandemia, conferma la sua importanza e la sua lungimiranza destinata a diventare più di qualunque altra opera pubblica, patrimonio e orgoglio di tutti i cittadini”.
 

 



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