E' primavera, scopri tutte le erbe selvatiche di stagione

Le erbette di primavera nella tradizione culinaria veneta

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Alberta Bellussi | commenti |

In primavera la natura rifiorisce e nei campi, nelle siepi e lungo gli argini crescono una gran varietà di erbette selvatiche; queste sono molto usate nella gastronomia veneta tradizionale e popolare sono presenti sia nei menù dei ristoranti che nei piatti delle nostre tavole. Un tempo si passavano intere domeniche a raccogliere queste erbe. Si tratta di una tradizione "popolare" molto antica, che oggi però sta scomparendo. Fino ad alcune decine di anni fa le erbe selvatiche venivano raccolte da intere famiglie, e poi venivano cucinate per pranzi e cene tutti insieme. Alcune sono davvero molto conosciute:

 

I bruscandoli, in dialetto, hanno in botanica il nome di Luppolo selvatico (Humulus Lupulus).

 

Questa erba venne usata, fin dal Medioevo, per la fabbricazione della birra. I germogli di “bruscandoli” che si trovano lungo le siepi vengono usati per la classica frittata, nel risotto o anche da soli, lessati, conditi con olio, sale e pepe e accompagnati dalle uova sode per via del loro sapore molto simile agli asparagi.

 

Per la ricetta vedi: https://blog.giallozafferano.it/cucinaplus/risotto-bruscandoli-ricetta-veneto/

 

 

Peverel o rosoline, in dialetto, è la pianta del papavero (Papaver Rhoeas)

 

Le nuove e fresche piantine di papavero che spuntano in primavera, si trovano spesso nei campi di mais ancora da arare, e sono un'ottima verdura cotta mescolata ad altre erbette.

 

Per la ricetta vedi: https://blog.giallozafferano.it/ortaggichepassionebysara/rosoline-rosolacce-paparina-ricette/

 

 

Radicea o pissacan, in dialetto, sono in botanica il Tarassaco o Dente di leone (Taraxacum officinale)

 

Le “radicee” sono senza ombra di dubbio le erbette più diffuse sulle tavole primaverili contadine perché si trovano, facilmente in tutti i prati. Vengono cotte da sole o assieme ad altre erbette, con le uova e possono essere condite anche dadolata di pancetta o lardo che insaporiscono e rendono sfizioso il tutto.

 

Per la ricetta vedi: https://blog.giallozafferano.it/basilicorosa/frittata-di-tarassaco-e-cipolle/

 

 

S-ciopet, S-ciopettin o Carletti, in italiano Strigoli o bubboli (Silene Vulgaris)

 

Sono dei piccoli cespuglietti di un’erba dal colore del fogliame verde-bluastro e un po' ceroso. Sono molto usati in cucina per farne il "risotto di carletti" o la frittata. Il loro sapore ricorda molto quello dei piselli freschi.

 

Per la ricetta vedi: https://blog.giallozafferano.it/eleme/2013/07/04/risotto-di-carletti-ricetta-con-erbe-spontanee/

 

 

Le gainee, nome dialettale della Valerianella (Valerianella Locusta) Un tempo la chiamavano con il nome di "lattuga d'agnello": per via del periodo in cui spunta nei prati, in concomitanza con la nascita degli agnelli. Questa erbetta selvatica viene mangiata cruda in insalata, o cotta assieme ad altre erbe o verdure. Oggi la si può trovare anche dal fruttivendolo perché viene piantata, ed è facile da coltivare.

 

Per la ricetta vedi: https://blog.giallozafferano.it/lacucinadimara/pasta-cremosa-salmone-valerianella/

 

 

Ortiga è l’Ortica (Urtica Dioica) È una pianta urticante se si entra in contatto con la pelle ma i suoi germogli sono ottimi per risotti, frittate e anche per ricavarci medicinali e tessuti, già dall'età del bronzo.

 

Per la ricetta vedi: https://ricette.giallozafferano.it/Frittata-di-ortiche.html

 

https://ricette.giallozafferano.it/Risotto-alle-ortiche.html

 



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