16 maggio 2021

Oderzo Motta

Ammalarsi di Covid e non sapere cosa fare: la storia di Bepo Tonon, noto ristoratore di Piavon di Oderzo

Il patron di Ca' Lozzio racconta la sua esperienza

| Lieta Zanatta |

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| Lieta Zanatta |

Beppo Tonon

ODERZO - «Il mio dramma non è stato tanto il dolore quanto la paura di non sapere cosa fare. Non avere nessuno a cui rivolgersi, non avere riferimenti»

Inizia così, sintetizzando la sua esperienza di malattia, Beppo Tonon, noto ristoratore di Piavon di Oderzo, colpito dal Covid, assieme alla sua famiglia, il fine novembre scorso.

Tutto comincia quando la moglie Luciana deve fare il tampone, pur non avendo alcun sintomo del virus. Sta facendo assistenza alla madre alternandosi nei turni con la propria sorella, quando quest'ultima comincia ad avere la febbre e tutti quei sintomi che accompagnano il Covid. Si rivolge a una struttura privata di Oderzo. L'esito arriva quasi scontato: positiva al Covid-19. E positiva risulta pure la suocera.

«Dal quel momento chiudiamo Ca' Lozzio e iniziamo a stare in isolamento. Io e mia moglie in camere diverse, mio figlio in un'altra stanza, mia figlia nel suo appartamento di Oderzo. Resta il fatto che anche io devo farmi il tampone. Contatto lo stesso laboratorio a cui si era rivolta Luciana, che però aveva una lista d'attesa lunga. Non potevo aspettare. Per farlo in una struttura pubblica avevo bisogno dell'impegnativa del mio medico di famiglia»

Tonon chiama il suo dottore che non riesce a trovare. E' impegnato su più fronti, perché oltre a seguire casi gravi tra i suoi pazienti, come ce ne sono tanti in quel periodo, presta servizio anche all'ospedale.

«Ho chiamato quindi la Guardia medica di Oderzo, ma la linea telefonica risultava sempre occupata mentre lo stress e l'angoscia salivano. Solo alla tredicesima volta riesco ad avere la linea libera e parlarci. Ma mi rispondono che loro non possono farmi l'impegnativa e l'unica cosa da fare è di andare al Covid point del Foro Boario di Oderzo, accessibile a tutti con il drive-in»

«Il giorno successivo mi presento lì alle 7.00. Pioveva, una tristezza indicibile, ma già mi sentivo la febbre addosso. C'era una colonna di macchine, mi sono messo in fila con la mia. Ho aspettato il mio turno, che è arrivato alle 11.45. Ho fatto il tampone rapido, non il molecolare per il quale ci voleva per l'appunto l'impegnativa. Una cosa devo assolutamente dire: sono stato favorevolmente colpito da tutto il personale lì impegnato, tra medici e infermieri. La giornata era piovosa con tutta l'angoscia che ci si porta dentro, e tutti loro invece sempre gentili, disponibili, senza mai smettere di sorridere a tutti»

Tonon va a casa ma dopo neanche due ore lo chiamano per dirgli di ripresentarsi nuovamente il giorno succesivo al punto drive-in per il tampone molecolare.

«Ero risultato positivo al Covid. Sono ritornato il giorno dopo. Stessa trafila. Stessa ora, stessa fila, stessa attesa. Rifaccio il tampone, e intanto i dottori mi prescrivono di prendere della Tachipirina e del Brufen, senza però specificare le dosi. Ma una volta arrivato a casa mi sono rimesso alla ricerca del mio dottore. Sono riuscito invece a rintracciare il mio vecchio medico di base che ha iniziato a gestire il tutto via telefono. Ecco, finalmente avevo trovato qualcuno a cui rivolgermi, un punto di riferimento e dare fine allo smarrimento, alla paura, all'insicurezza di trovarsi solo davanti a questo terribile virus, sentirsi in balìa delle onde senza sapere cosa fare»

Beppo ha febbre per otto giorni, così come la moglie la avverte a due giorni dal tampone.

Positive risultano la figlia Elena e la loro dipendente Paola. Non il figlio Alessandro. Comunque tutti in quarantena e per fortuna che a Ca' Lozzio c'è spazio.

«Ognuno nella sua stanza, senza avere contatti. Mia moglie preparava da mangiare e lo appoggiava sulla finestra della cucina, dove ognuno andava a ritirare la sua porzione»

E così per altri 10 giorni, fino al controllo successivo, quanto tutti sono risultati negativi al Covid.

«Abbiamo aspettato fino al 20 di dicembre, quando abbiamo potuto riaprire Ca' Lozzio fino al 23, due giorni prima del lockdown totale, giusti in tempo per consegnare i nostri panettoni alla clientela»

«Quello che mi ha colpito di più? Lo scenario il giorno del primo tampone, al drive-in del Foro Boario. L'attesa sotto la pioggia battente e la tristezza. Uno scenario di film di guerra, sembravano le retrovie di un campo di battaglia. Molto più che non i dolori e la sofferenza della malattia, che sono stati quelli di una pesante influenza»

 


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Lieta Zanatta

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