24 febbraio 2020

Montebelluna

PUNTA LA PISTOLA ALLA BOCCA DELLA MOGLIE

Lei lo aveva lasciato, ma era ritornata per prendere le sue cose. Se ne stava andando, ma l’ha tirata fuori dall’auto

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Cornuda – Il matrimonio era in crisi. Lei nell’ultimo periodo se n’era andata nel veronese, ospite da un’amica. Evidentemente la convivenza era diventata insopportabile. I due, M. Z., 38 anni, tecnico informatico e saltuariamente investigatore privato, ed E. T., 28 anni, albanese, si erano sposati nel 2000. Ora hanno insieme un bambino di 7 anni, che ha assistito alla scena dell’aggressione, dato che si trovava in macchina.

L’altra sera, intorno alle 22, la donna si è recata nella loro abitazione di via Monte Cesen. Si presume che avesse deciso di andarsene con il figlioletto in fretta e furia, forse in seguito ad una lite, dato che non aveva neppure preso tutti i vestiti con sé. Si era fatta accompagnare da un amico di famiglia di Camponogara, un sessantenne. Prima di arrivare a casa, la donna avverte telefonicamente il marito che sarebbe passata. Dall’altra parte della cornetta, una voce calma acconsente.

Lei entra con le sue chiavi, ma intanto il marito le ritelefona; il tono è cambiato, è minaccioso. Si sta già recando lì. Lei allora, impaurita, sale in macchina, ma mentre sta per partire lui arriva. Ha in mano una pistola. La tira prepotentemente fuori dall’auto prendendola per il collo. Poi gli attimi più drammatici: la fa stendere a terra e le punta la pistola con il colpo in canna alla bocca. Poi l’abbassa e gliela punta al petto. Il 60enne che ha accompagnato l’albanese non rimane fermo, ma si scaglia coraggiosamente contro l'aggressore.

C’è una colluttazione, la pistola cade a terra, e intanto la donna è libera. Scappa. Il bambino è in macchina comprensibilmente sotto choc. A quel punto lei tenta di fuggire, l’aggressore si rimpossessa dell’arma e le corre dietro. Lei istintivamente si butta dentro ad un fosso. Rimane immobile. Lui la perde di vista e dopo poco si ferma. Nel frattempo arrivano i carabinieri. M.Z., sapendo che sarebbero arrivati i militari, si ferisce con un coltello ad una gamba. Dice che è stata la moglie, ma i militari lo vedono impugnare il coltello.

Vicino a sé M.Z. ha ancora la pistola. I carabinieri chiedono venga consegnata loro. A quel punto lui gliela lancia contro, con il colpo in canna. Fortunatamente l’arma non spara. L’aggressore non demorde. Corre verso un bar lì vicino, trova un grosso bicchiere di birra per terra e lo scaglia con forza contro un altro carabiniere che lo stava seguendo. Questi per schivarlo si procura una distorsione ad una gamba. Subito dopo viene tratto in arresto e trasferito nel carcere di Santa Bona a Treviso.

Le accuse sono di calunnia, lesioni, violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, ingiurie e minacce. Non si parla ancora di tentato omicidio. L’arma utilizzata per l’aggressione era regolarmente detenuta. In macchina M.Z., che pare fosse pazzo di gelosia, aveva anche un’altra pistola ed una mitraglietta, pure queste regolarmente detenute.

 

In alto: la casa in via Monte Cesen dove viveva la coppia - Sopra: la gelateria dove l'uomo è stato bloccato dai Carabinieri (Foto OggiTreviso)

 

 

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