23 aprile 2021

Treviso

"Didattica mista più sicura: contingentare le presenze nelle aule come nei negozi"

Il rientro in classe stamattina nel racconto di una mamma-professoressa

| Roberto Grigoletto |

immagine dell'autore

| Roberto Grigoletto |

studenti

TREVISO - Mamma di un quindicenne e nello stesso tempo docente di scuola superiore. Stamattina a scuola sono rientrati insieme: la professoressa Paola di Castelfranco e lo studente Giacomo

Come è andata?

Sono contenta che i ragazzi tornino a scuola ma questo“ritorno al 50%” non è quello che mi aspettavo…

Che cosa non va?

Credevo che il criterio del 50% avesse lo scopo non solo di garantire maggiori distanziamenti sui mezzi di trasporto, ma anche nelle aule. Invece i ragazzi si turneranno a classi intere, cioè la metà delle classi dell’istituto frequenterà in presenza e l’altra metà resterà in DAD, a periodi alterni, ma ciascuna classe in presenza avrà il 100% degli alunni. Questo mi preoccupa.

Non le sembra una preoccupazione eccessiva?

Mio figlio è in una classe di 27 allievi, che rientreranno tutti in un’unica aula, in inverno e in piena pandemia, come se non ci fosse più alcun pericolo: lo trovo inspiegabile. Come insegnante vivo lo stesso paradosso nella scuola in cui insegno: classi con 26, 27, 28, anche 29 alunni rientrano nelle loro aule con distanziamenti minimi, cioè 1 metro tra bocca e bocca. A vederli tutti insieme nelle aule c’è da spaventarsi…

Ma la distanza di un metro non è quella prescritta dai decreti?

Sì, certo, ma il numero di persone che sosta in un ambiente è parimenti importante. Qui si parla di aule di 30-40 mq occupate anche da 25-30 studenti, con una capacità di aerazione che, da sempre nella scuola, non mette al riparo dalla diffusione di virus e batteri.

E quindi?

Il distanziamento, in questi casi, è di importanza fondamentale: non per niente in Germania vengono prescritti 1,5 metri come distanza minima nelle aule scolastiche e non un metro, come da noi.

La distanza tra uno studente e l’altro andrebbe aumentata?

Sarebbe un provvedimento coerente con il contingentamento imposto negli esercizi pubblici. Se entro in un negozio, mi viene imposto di aspettare, se ci sono già 3 clienti… la metratura è più o meno quella di un’aula scolastica, eppure le persone ammesse sono pochissime. Perché allora 25-30 studenti possono stare per 5-6 ore in aule grandi come un negozio e nessuno batte ciglio? È chiaro che qualcosa non va…

Come mamma si sente abbastanza tranquilla comunque a mandare suo figlio a scuola.

Come me anche altri genitori non sono per nulla tranquilli: temiamo che i nostri figli si espongano ad un rischio molto alto. Il 50% della classe potrebbe venire a scuola e il 50% seguire da casa, in DAD. Sarebbe molto più sicuro.

Allora perché non è stata presa questa decisione se è così valida?

Come insegnante, conosco alcuni meccanismi di funzionamento degli istituti scolastici. Per ragioni organizzative, si tende a semplificare alcune procedure: le classi intere sono più gestibili delle classi, diciamo così, “dimezzate”. Anche la didattica, per ovvie ragioni, risulta facilitata mantenendo la classe unita: la lezione viene gestita con meno difficoltà, non si devono fare doppie verifiche, non c’è disparità di trattamento tra studenti in presenza e studenti a distanza. Tuttavia...

Tuttavia?

La didattica e la comodità organizzativa non possono venire prima della pubblica sicurezza. La salute viene, sempre e in ogni caso, prima di tutto. È più accettabile un’organizzazione scolastica più complessa e una qualità di istruzione inferiore che veder salire la curva epidemica e, di conseguenza, i decessi.

Una didattica mista però non è facile da erogare, non crede?

È vero: gestire metà classe in presenza e metà a distanza è un ulteriore aggravio di lavoro per tutta la scuola, ma non è però impossibile e, a ben vedere, appare in molti casi del tutto fattibile.

Come?

Dopo un anno di DAD, abbiamo molti più strumenti per lavorare rispetto a quando è iniziata la pandemia. Tutti gli insegnanti hanno avuto modo di apprendere nuovi metodi e di avvalersi di risorse messe a disposizione dagli enti preposti all’educazione. Le piattaforme editoriali offrono molti libri di testo online, mappe, slides, video, eserciziari e tanti altri strumenti che possono agevolare il lavoro dell’insegnante, perché possono essere condivisi a monitor. Le tavolette grafiche possono agevolmente sostituire la lavagna, per quelle discipline che necessitano di svolgere degli esercizi “a mano” in tempo reale. Insomma, gestire contemporaneamente una parte di alunni in presenza e una parte a distanza non è, a mio avviso, così impossibile come qualcuno pensa.

Quindi secondo lei metà classe in presenza e metà in DAD è una scelta percorribile?

Non solo percorribile, ma necessaria. Alternare periodi in presenza ad altri in DAD non ha fatto bene a nessuno, soprattutto ai ragazzi. Continuare a farli venire a scuola per qualche settimana per poi rimandarli in DAD al risalire dei contagi, non li aiuta. Gli adolescenti vivono un’età difficile, in cui stare in equilibrio è molto complicato: mantenere le routine li aiuta a non perdersi. La didattica “a classi dimezzate”, una volta rodata, potrebbe garantire questa routine e fungere da elemento di stabilità per i giovani. E anche per gli adulti. Ne abbiamo tutti un estremo bisogno.

 


| modificato il:

foto dell'autore

Roberto Grigoletto

Leggi altre notizie di Treviso
Leggi altre notizie di Treviso

Dello stesso argomento

vedi tutti i blog

Grazie per averci inviato la tua notizia

×