06 marzo 2021

Oderzo Motta

Lockdown, i giovani? "Rifugiati in cameretta"

Lo psicologo Franco Tramarin analizza il fenomeno dei ragazzi costretti a rimanere a casa per la pandemia. E lancia l'allarme

| Angelo Giordano |

| Angelo Giordano |

Franco Tramarin

MOTTA DI LIVENZA - «Il fenomeno sociale del blocco della normalità nella vita quotidiana, rimanere in casa, poca scuola, nessuna attività fisica e sociale, il distanziamento, sono tutti fenomeni che potremmo definire “anti-vitali”: cioè contro la vita dei giovani».

Lo ha spiegato ieri Franco Tramarin, psicologo e psicoterapeuta con studio a Motta di Livenza. In questo periodo sta seguendo alcuni giovani che stanno soffrendo per il problema dello stop ai rapporti sociali dovuto alla pandemia.

Non si tratta della semplice mancanza dello spritz, la chiusura di locali, cinema, possibilità di divertimento alla lunga pesa come un macigno specie per chi sta attraversando la delicatissima fase dell’adolescenza.

«Nel mio studio - spiega - arrivano sempre di più ragazzi isolati, li definirei “rifugiati in cameretta” che ormai hanno fatto un buco nel materasso del loro letto.

Il guaio è che spesso non hanno impegni precisi, passano molto tempo sui social, al computer, vedono film e utilizzano siti pornografici. Il corpo senza movimento, senza aria e spazio, fatalmente si indebolisce, divenendo insicuro a pauroso».

E continua: «Il confinamento con l’obbligo di restare a casa, con la paura percepita in famiglia e nelle rarissime uscite, ha generato una regressione fisica e psichica che sfocia in comportamenti insicuri, con “auto aggressioni” alla propria persona che si traduce, a volte, in atti autolesionistici, frequenti e gravi.

I giovani hanno una bassissima stima di sé. Si sentono invisibili per le istituzioni e soprattutto staccati dalla scuola e dallo sport, dalla libertà di movimento».

«L’attuale educazione, che definiamo laica e razionale, viene oggi frammentata ed interrotta con l’assenza dell’altro. Ciò impedisce al giovane di riconoscere se stesso e i suoi cambiamenti fisici e psichici. I giovani appaiono frastornati, le spiegazioni che vengono loro fornite dai familiari e dagli insegnanti non sono per loro sufficienti, le sentono prive di empatia e di riferimenti psicologici, simbolici e spirituali. Questi ultimi risultano elementi indispensabili per una crescita umana individuale e relazionale».
 

 


| modificato il:

Angelo Giordano

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