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20 gennaio 2022

Conegliano

TRA QUALCHE ANNO, CHI VEDRA' UNA GALLINA?

Pozzati (artista della Pop Art italiana) vi invita a “casa sua”. In via XX Settembre, a Conegliano

| Carlo De Bastiani |

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| Carlo De Bastiani |

Da sinistra Francesco Di Leo al centro l'artista Concetto Pozzati e il sindaco Alberto Maniero

Aspettando Pozzati. Si inaugura domani nella Galleria XX Settembre di Conegliano (il civico è il 126) la mostra inedita di Concetto Pozzati, artista 73enne, di origine veneta, ma di residenza bolognese,che è considerato – a livello internazionale – uno dei maestri della Pop Art.

Le sue opere appartenenti al ciclo che si chiama “a casa mia” avrebbero dovuto trovare ambientazione nella Galleria dei Battuti. Ma per un qualche imprecisato imprevisto, le tele del maestro (una cinquantina) sono state esposte nella Galleria XX Settembre. Uno spazio espositivo su cui il comune di Conegliano - a dirlo è il sindaco Maniero - potrà contare sino alla fine dell’anno. In attesa che Palazzo Sarcinelli riapra i battenti all’arte.

Concetto Pozzati e la sua (bellissima) “a casa mia” inaugura dunque una mostra importante, che riporta Conegliano sul grande palcoscenico espositivo nazionale. E Pozzati – presentando l'esposizione (ideata e curata da Francesco Di Leo, presidente di Prospettive) - espone e provoca. Afferma che “l’arte è indicibile, impossibile, perché “se dice qualcosa è il lavoro di un buon pittore, non di un artista” e aggiunge che “la pittura è menzogna, non verità. Se no sarebbe il mondo”. Poi, tanto per rincarare la dose (non quella della sua pennellata che resta visibile, trasparente sulla tela avvolta di grigio ferroso), ci fa sapere che per lui, pittore-pop (nel senso etimologico-anglofono dell’espressione) l’arte ha di che interrogarsi sulla propria presenza in vita.

“L’arte è differenza – afferma Pozzati - . Come può esistere in un mondo indifferenziato?” La tesi del pittore degli oggetti (che hanno in sé l’anima, l’impronta, il marchio di chi li ha usati) è che la globalizzazione sia la pena di morte dell’arte. Perché un italiano (che ha alle spalle “secoli di pittura più intelligente del pittore”) ha poco in comune con giapponese o un americano. O uno svedese.

Insomma, poiché per questo artista (di fama globalizzata) la pittura è resistenza anziché esistenza, vale la pena di scoprirne tensione. O, come lui stesso vorrebbe, lentezza. Vale la pena di scoprine gli oggetti-concetti. Prima che il futuro, a cui Pozzati proprio non crede, travolga tutto.

“Fra qualche anno – si/ci chiede l’artista – chi vedrà più una gallina? Noi stiamo progettando l’indifferente, l’indifferenza. La fine del mondo”.

Emanuela Da Ros

 


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Carlo De Bastiani

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