21 febbraio 2020

Nord-Est

Sequestrati 300 Kg di hashish e cocaina, 50 arresti

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Sequestrati 300 Kg di hashish e cocaina, 50 arresti

PADOVA - Si è conclusa alle prime ore di oggi, giovedì, una vasta operazione antidroga della Squadra mobile di Padova che ha sgominato un'organizzazione di trafficanti stranieri, arrestando nel Nord Italia una cinquantina di persone e denunciandone altre 100.

 

L'attività, coordinata dalla Procura di Padova e supportata dal Servizio centrale operativo e dalla Direzione centrale servizi antidroga, ha permesso di sferrare un duro colpo ad un consolidato cartello di narcotraffico transnazionale composto da criminali di etnia prevalentemente marocchina, attivo nell'importazione e nello spaccio di sostanze stupefacenti. I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dai gip euganei Paola Cameran e Cristina Cavaggion su richiesta del pm Benedetto Roberti. Nell'operazione sono state impegnate varie squadre mobili venete e il Reparto prevenzione crimine, che stanno eseguendo anche oltre cento perquisizioni.

 

Trecento chili tra hashish e cocaina sono stati sequestrati nell'ambito dell'indagine denominata 'Zatla' (hashish in arabo), durata circa 2 anni, e che portato all'arresto di una cinquantina di persone in un'operazione della squadra mobile di Padova conclusasi nelle ultime ore. In passato erano state arrestate altre 20 persone. La polizia ha calcolato che a Padova arrivavano 30 kg di hashish a settimana, droga che veniva acquistata ad un prezzo variabile tra i 15 e i 20 mila euro al kg, avendo un elevato principio attivo.

 

Le operazioni hanno interessato principalmente la provincia padovana e veneziana oltre a città della Lombardia, Toscana e Liguria. La polizia sta eseguendo catture anche nei confronti di italiani che cooperavano con i narcotrafficanti marocchini acquistando grosse partite, ottenendo notevoli profitti e permettendo ai vari clan di importare cospicue quantità di droga, grazie a fidati e sicuri referenti sia in Marocco che in Spagna, Francia, Belgio ed Olanda. Alcuni indagati avevano tra l'altro disponibilità di case dell'Ater e gestivano esercizi commerciali (macellerie arabe e bar). Gli indagati col maggior spessore criminale sono risultati stanziali in Italia ormai da anni, in regola con le norme sul soggiorno, con un lavoro e spesso con famiglia. Il lavoro lecito che molti stranieri svolgevano era finalizzato a garantire la permanenza in Italia e tenere un 'basso profilo' per non destare attenzione delle forze dell'ordine.

 

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