20 gennaio 2021

Treviso

"Sui contagi in zona gialla la Regione non ce la racconta giusta"

La denuncia è del Coordinamento veneto in difesa della sanità pubblica: "Evidente contraddizione tra i messaggi di Zaia sul controllo della situazione sanitaria e le enormi difficoltà che incontrano i pazienti"

| Tommaso Colla |

| Tommaso Colla |

Covid

NORDEST - CoVeSaP è il Coordinamento veneto in difesa della sanità pubblica. Si è costituito un anno fa e riunisce i comitati spontanei nati per difendere la sanità pubblica in tutte le provincie del Veneto: cittadini, pazienti, operatori sanitari, ma anche da esperti in materia sanitaria. Dopo aver denunciato la completa inosservanza del piano anti-pandemia redatto dalla Regione nel giugno scorso, è intervenuto di nuovo oggi per dire che la realtà è purtroppo decisamente diversa da quella che viene raccontata dai bollettini emessi quotidianamente dalla nostra Regione.

Il sistema sanitario veneto è sotto pressione e patisce per scelte politiche sbagliate: “L’ossessione del Veneto di restare in zona gialla si traduce nel destinare la gran parte delle risorse sanitarie al Covid, come ad esempio i 1000 posti di terapia intensiva, come se i morti non-Covid, che oggi non si contano nelle tabelle, fossero meno importanti” – ha dichiarato il dott. Maurizio Manno, componente del CoVeSaP e presidente dell’associazione dei pazienti della riabilitazione integrata. E a questo proposito, durante l’incontro webinar organizzato stamattina è stata raccontata dal fratello medico del paziente, la storia di Natalino Zenari, 59 anni, di Jesolo, morto per infarto a causa del ritardo nell’arrivo dell’ambulanza, pur abitando a 300 metri dall’ospedale. Una vicenda che ha dell’assurdo ma che – è stato sottolineato – “rappresenta l’evidente contraddizione tra i messaggi lanciati dal presidente Zaia sul controllo della situazione sanitaria e le enormi difficoltà che incontrano le persone che si vedono negato il più elementare diritto alla cura, anche in conclamata emergenza”.

Non c’è da stare ottimisti purtroppo neanche riguardo l’evoluzione prossima ventura dell’epidemia: i dati trasmessi dalla Azienda zero delle ultime settimane confermano che la curva dei contagi si sta stabilizzando su numeri alquanto elevati, mentre aumentano i ricoveri ospedalieri e, purtroppo, i decessi. “Ieri il Veneto era, dopo l’Emilia Romagna, la regione con più nuovi contagi (2003). La fotografia della pandemia in Veneto vede gli interventi di tracciamenti e controllo del territorio saltati già ad ottobre, gli ospedali saturati a novembre, le cure per altre patologie in grande sofferenza, le RSA che registrano un numero di contagiati e di morti impressionante (da marzo ad oggi più di 1500 decessi), un virus più attivo che mai in circolazione, persino tra i bambini (oltre 9000 contagiati nella fascia 0 – 14), mentre si tornano ad aprire tutti i negozi il sabato e la domenica” – riassume il dott. Manno. Ora si punta sul vaccino, ma il tempo che intercorrerà tra adesso e il raggiungimento di una immunità di gregge nella popolazione – si chiede il CoVeSap - quanti morti produrrà?

“Qui non è in discussione solo il diritto alla salute, ma anche quello alla vita. E’ il momento della consapevolezza e della responsabilità, non solo dei cittadini, ma in primo luogo delle istituzioni. Servono regole e divieti, non raccomandazioni e paternalismo”. Di qui l’appello che il Coordinamento veneto in difesa della sanità pubblica ha deciso di rivolgere alle forze politiche e sociali affinché facciano pressione su Comuni, Regione, Ministero della Salute “per avere misure più adatte alla reale situazione della pandemia in Veneto al fine di salvaguardare la vita e la salute dei cittadini veneti”.

 


| modificato il:

Tommaso Colla

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