21 ottobre 2020

Treviso

Proteste dei migranti all'ex caserma Serena: "Quello che sta accadendo è colpa di Salvini"

Il problema è stato attribuito al decreto sicurezza e alla riduzione del budget per l'accoglienza

| Lucia Russo |

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| Lucia Russo |

Proteste dei migranti all'ex caserma Serena:

Ex caserma Serena, CGIL e Coalizione civica per Treviso “bacchettano” l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini: “Quello che sta accadendo è colpa sua e del suo decreto Sicurezza”. Non hanno alcun dubbio, il segretario provinciale della CGIL trevigiana con delega all’immigrazione, Nicola Atalmi e il capogruppo della coalizione civica per Treviso, Luigi Calesso, per loro, quello che sta accadendo è colpa di scelte sbagliate attuate dall’allora ministro dell’interno Salvini.

“Strillare all’allarme per i troppi richiedenti asilo ospitati alla Serena ha del paradosso se si considera che è il risultato diretto del decreto sicurezza – afferma Atalmi della CGIL – Norme che hanno cancellato l’accoglienza diffusa lasciando come unica possibilità la concentrazione nei grandi centri”.

I problemi deriverebbero però, secondo loro, anche dal taglio del budget destinato all’accoglienza e che prima, di fatto, vedeva la presenza di numerosi centri gestiti da cooperative. “È scandaloso – afferma Calesso, capogruppo di Coalizione civica per Treviso - Con le sue politiche di riduzione delle spese per l'accoglienza dei richiedenti asilo, Salvini ha fatto in modo che fossero proprio i centri più piccoli quelli gestiti da cooperative, associazioni gruppi di volontari a non essere più in grado di sostenere i costi dell' accoglienza e così il numero dei richiedenti asilo presenti nei grandi centri è aumentato ed è aumentato il loro giro d'affari”.

In seguito al decreto sicurezza sono state diverse le cooperative che hanno dovuto abbandonare la loro mission legata all’accoglienza proprio per una difficoltà nella gestione dei costi. “Il terzo settore che gestiva i piccoli centri ha scelto di non continuare a offrire servizi di accoglienza perché le regole "salviniane" non permettono di garantire servizi quantitativamente e qualitativamente adeguati alla dignità delle persone – aggiunge Calesso - Inevitabilmente, quindi, chi era ospitato nelle piccole strutture è dovuto entrare in quelle più grandi”.

Situazione quella nell’ex caserma di Casier che assume anche dei contorni di vivo rammarico per quella che era una situazione vissuta in un clima di cooperazione e scambi costruttivi. “Ciò che oggi ci fa più male è vedere che gli sforzi di integrazione compiuti dalla maggioranza di essi vengano vanificati dalle gesta di alcuni e che si arrivi ad una generalizzazione per cui per colpa di pochi si considerino in modo negativo tutti i migranti – affermano dall’Auser di Treviso - Vogliamo ricordare che la maggioranza di coloro che risiede in caserma Serena si è sempre adoperata per integrarsi nella nostra società accettando lavori faticosi, umilianti e spesso mal pagati, hanno frequentato la scuola, hanno svolto attività di volontariato, hanno partecipato ad attività. E comunque si sono dimostrati sempre grati e riconoscenti di essere stati accolti nel nostro paese. Noi abbiamo dei doveri, creare le condizioni affinchè si attui una convivenza dignitosa e pacifica, promuovendo nello specifico una accoglienza diffusa, favorendo l'accesso all'istruzione, l'inserimento nel mondo del lavoro regolare e la partecipazione alla vita cittadina. Ma non sempre le scelte politiche fatte finora sono andate in questa direzione”.

 


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