18 aprile 2021

Conegliano

I campi santi di Conegliano, tra intrighi e “baruffe”, raccontati in un libro

Lapidi, arte e ricordo. Valorizzare le “città dei morti” perché sono “riflesso ideale della città dei vivi”

| Sara Saccon |

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| Sara Saccon |

“Campi santi, storia e arte nei cimiteri di Conegliano”

CONEGLIANO- Un lavoro lungo e approfondito quello che ha impegnato Isabella Giannelloni, storica e figura conosciuta in città anche per la sua attività politica, e Fabio Zanchetta, storico dell’arte e giornalista. La curiosità e la volontà di conoscere più a fondo la storia della nostra città da un’angolazione del tutto inedita, li hanno portati ad occuparsi di un argomento senza dubbio particolare e, proprio per questo, quanto più interessante.

Le scoperte, il lavoro di ricerca e indagine negli archivi e il tempo trascorso proprio tra le lapidi dei cimiteri di Conegliano, sono ora tutti racchiusi in un libro: “Campi santi, storia e arte nei cimiteri di Conegliano”, presentato ieri sera presso il Convento di San Francesco. Un vero squarcio nel clima vivace della città del Cima a fine ‘800, tra tutte quelle “baruffe” tra famiglie e frazioni, gli intrighi e le storie di persone sepolte da decenni e forse ora salvate dal rischio di essere dimenticate per sempre. E se l’alone che circonda il tema dei cimiteri è fatto spesso di mistero, abbiamo scoperto che anche Conegliano nasconde un suo segreto: un intero campo santo, detto “alle Crode”, che è scomparso e di cui oggi non vi è più alcuna traccia.

“L’idea di intraprendere uno studio sulle opere dei cimiteri è nata circa otto anni fa, con l’intento di valorizzare le famiglie illustri del passato coneglianese per una sorta di opera di memoria civica – spiega Fabio Zanchetta – Ma poi ho capito che era necessario andare al di là, scoprire anche quelli che erano territori sconosciuti, artisti e artigiani che scolpivano le lapidi i cui nomi sono rimasti nell’ombra e che in un certo senso mi è sembrato di strappare all’oblio. Questo è stato per me motivo di emozione”.

A moderare la serata Lucia Da Re, presidente di Artestoria, e presente anche lo storico Ivano Sartor. Giannelloni racconta invece l’esperienza di analisi dei documenti nell’archivio comunale, non senza lanciare anche una “frecciatina” al sindaco: “Vorrei che Chies fosse qui, così da ricordargli che il patrimonio degli archivi andrebbe senza dubbio valorizzato di più! Detto questo, devo aggiungere che mi sono proprio divertita a scovare una buona dose di spirito libero, una corrente di vivacità nella Conegliano di fine ‘800, quando anche i cimiteri erano al centro di un dibattito acceso”.

Ma le sorprese non finiscono qui, perché per valorizzare al meglio il lavoro che è stato fatto, si prospetta un’interessante opportunità: creare un percorso turistico che sfrutti le potenzialità di questi musei a cielo aperto nella città di Conegliano.

 



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Sara Saccon

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