25 ottobre 2020

Montebelluna

Rintracciato il produttore delle scarpe indossate dalla donna trovata assassinata in Belgio

Grazie ai lettori di OggiTreviso si è riusciti a fare luce su uno degli aspetti cruciali della vicenda

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

Rintracciato il produttore delle scarpe indossate dalla donna trovata assassinata in Belgio

FOTO – corso d’acqua dove è stato rinvenuto il corpo della donna assassinata


MONTEBELLUNA – Il figlio del titolare dell’azienda DAG di Montebelluna si è messo in contatto dopo il nostro appello e ora con il padre sta cercando documenti utili a stabilire dove le scarpe indossate dalla vittima del delitto, possano essere stata vendute. Uno sviluppo importante, per il quale il merito va tutto ai lettori di OggiTreviso.

Un doveroso grazie a tutti voi che in tanti da ieri sera, subito dopo la pubblicazione dell’articolo, ci avete scritto, ciascuno contribuendo in modo sostanziale a trovare il titolare dell’azienda di allora (attualmente lavora con un marchio diverso). Lo stesso reporter investigativo belga, Kurt Wertelaers che indaga sul “cold case” dell’omicidio avvenuto nel 1992 ad Anversa (Belgio) si è detto felicemente stupito della rapidità, con cui si è riusciti a dipanare il bandolo della matassa.

L’auspicio è che si possa scoprire presto l’identità della donna che la stampa belga ha ribattezzato “Jane Doe” (John Doe è un nome usato solitamente nel gergo giuridico statunitense per indicare un uomo la cui reale identità è sconosciuta). La vicenda risale al 4 giugno 1992 quando la polizia ritrova nelle acque del canale Schijn, il corpo senza vita di una donna tra i 30 ai 45 anni. Sul cadavere i segni evidenti di diverse coltellate. Alta 1.70 dalla corporatura robusta aveva i capelli neri lunghi fino a metà schiena, raccolti con un laccetto rosso. Indossava pantaloni della tuta blu, con strisce colorate sui lati, una maglietta viola ed un paio di scarpe DAG prodotte a Montebelluna.

All’epoca le indagini, in parte lacunose per i limitati rapporti collaborativi tra le forze dell’ordine dei vari paesi europei, non portarono a nulla. Il reporter belga nel corso delle sue indagini è giunto alla conclusione che “Jane Doe” possa provenire da un paese del sudest europeo e che quasi certamente prima di arrivare in Belgio abbia fatto tappa in Italia. Vi terremo aggiornati sugli sviluppi del caso.


 

 


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Ingrid Feltrin Jefwa
Direttore responsabile

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