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26 gennaio 2022

Castelfranco

«Se il volontariato funziona, dobbiamo sfruttarlo». Bufera in commissione sulla gestione dei beni culturali

In commissione, emerge il problema del rapporto tra beni culturali e monumentali presenti in città e le spese del personale per la loro apertura.

| Leonardo Sernagiotto |

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Restauri della Casa del Trombetta, Torre Civica a Castelfranco

CASTELFRANCO - Ieri pomeriggio, in Commissione cultura, anche a Castelfranco si è toccato il nervo scoperto del complicato rapporto tra il mondo istituzionale, del volontariato e quello culturale e artistico. Si tratta di un problema di carattere nazionale, che ha fatto nascere gruppi e comitati di lavoratori e professionisti del settore artistico, i quali si trovano costretti quotidianamente a lottare contro istituzioni ed enti pubblici (a tutti i livelli, dal Ministero della Cultura al singolo Comune), per vedere riconosciute le proprie professionalità. Dal mondo amministrativo, infatti, spesso si pretende qualità e competenze nel servizio a costo zero, facendo perciò largo uso di volontari e tirocinanti.

Nella città del Giorgione, a far emergere una questione che serpeggia da tempo, è stata la discussione che verteva attorno al progetto di creare una collaborazione attiva tre musei-case di artisti, sotto l’egida della Regione Veneto: Casa Giorgione a Castelfranco, la Gipsoteca e Casa natale di Antonio Canova di Possagno e la Casa natale di Tiziano Vecellio a Pieve di Cadore.

Alle parole dell’assessore alla Cultura, Roberta Garbuio, che parlava di «sinergie per fortificare l’azione culturale delle tre case», al fine di partecipare a bandi di finanziamento europei e di aumentare il numero di visitatori e turisti, la consigliera di minoranza Serena Stangherlin chiedeva informazioni sulla situazione delle realtà culturali a Castelfranco, in particolar modo sullo stato dei restauri della Torre Civica e sulla sua riapertura.

Constatato che vi sono stati alcune problematiche nella gestione dell’apertura della Torre affidata a dei volontari, la consigliera Stangherlin ha commentato: «Questo stride con quanto stiamo discutendo. Si parla di fare rete tra Comuni e poi dobbiamo affidarci al volontariato per gestire i beni culturali in città. Ben venga il coinvolgimento attivo della cittadinanza, ma ci vuole un altro tipo di gestione che non si basi solo sul volontariato».

A queste parole ha replicato il consigliere forzista Fiorenzo Basso: «Se il volontariato funziona a Castelfranco, dobbiamo sfruttarlo. Spendiamo meno e con quello che risparmiamo possiamo fare qualcos’altro». Una dichiarazione alla quale ha prontamente ribattuto Serena Stangherlin: «Il volontariato non va sfruttato, bensì valorizzato. Il problema è invece coordinare e valorizzare gli spazi e le risorse del capitale umano».

 


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