12 agosto 2020

Castelfranco

“Giù le mani dal museo! Non è luogo per il consenso elettorale”

Matteo Melchiorre, direttore del Museo, oltre che della Biblioteca comuna e dell’Archivio storico difende l’importante sede museale

| Leonardo Sernagiotto |

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Matteo Melchiorre, direttore del Museo, oltre che della Biblioteca comuna e dell’Archivio storico

FOTO: Matteo Melchiorre, direttore del Museo, oltre che della Biblioteca comuna e dell’Archivio storico

 

CASTELFRANCO - Il museo della discordia. Agli inizi di una campagna elettorale che si preannuncia rovente, anche la cultura diviene oggetto del contendere politico. A dare fuoco alle polveri è stato il videomessaggio che Grazia Azzolin, della lista civica “Castelfranco rinasce”, ha registrato davanti al Museo Casa Giorgione, condividendolo nei social network. Nel video della consigliera ex-leghista ed ora alleata con la candidata sindaco Maria Gomierato, l’Azzolin si scaglia contro l’attuale gestione politica del museo, a suo dire eccessivamente disinteressata alla cultura. Grazia Azzolin cita i costi della struttura museale: oltre 400mila euro all’anno di sola gestione e manutenzione, che non generano un ritorno economico e culturale adeguato.

«Il museo – continua l’Azzolin – ha prodotto troppo poco, specialmente in termini di turismo ed economia. È ora di pensare a una programmazione di mostre, anche di arte contemporanea, che riporti a Castelfranco quel flusso di turisti che già in era post-Covid 19 sta riempiendo le cittadine limitrofe come Cittadella e Asolo».

Le risposte al video della consigliera indipendente non si sono fatte attendere. Alessandro Boldo, esponente della sinistra castellana, accusa Azzolin di avere della cultura una visione eccessivamente utilitaristica, “di destra”, in quanto troppo legata all’idea di turismo e di ritorno economico, liquidando quella della consigliera come una politica culturale orientata «a vendere più panini». Boldo riconosce il valore intellettuale della mostra di ‘Bepi’ Pastrello, auspicando la nascita di un «percorso creativo, significativo e dialettico con qualcosa depositato nella storia della città». Per Boldo, infatti, la cultura serve «a mettere in discussione e a ridefinire una specificità dialettica con il contesto, cioè a costruire una comunità».

Se l’attacco di Boldo rientra nell’abituale confronto politico, esacerbato dalle elezioni alle porte, diverso è l’intervento di Matteo Melchiorre, direttore del Museo, oltre che della Biblioteca comuna e dell’Archivio storico. Il direttore, normalmente schivo e refrattario alla polemica politica, ha voluto esprimere il suo distinguo, definendo il messaggio dell’Azzolin un «discorso museologicamente assai opinabile». Melchiorre sottolinea il lavoro “dietro alle quinte” del museo, costituito dall’impegno di chi opera per mantenerlo operativo, affermando perentoriamente che «il museo non è un mero strumento di produzione di consenso e ricchezza».

Contattato a riflettori spenti, il direttore espone più nitidamente il suo pensiero: «Giù le mani dal museo! Non è luogo per il consenso elettorale, ma un ente di conservazione». Melchiorre rimarca la specificità del museo di Castelfranco: «Casa Giorgione non è un museo civico, né un mero spazio espositivo, bensì una casa-museo. Il secondo piano [adibito a mostre temporanee ndA] dovrebbe ospitare a rotazione solamente le civiche collezioni museali. Altri usi rischierebbero di snaturarlo». Il direttore ricorda infine che, nonostante le difficoltà legate alle ridotte risorse economiche (le spese di gestione e di manutenzione impegnano la quasi totalità del budget museale), il 2019 è stato l’anno con il più alto numero di ingressi paganti nei 10 anni di vita del museo, escluse le tre grandi mostre del 2010, 2014 e 2018, organizzate tuttavia con un maggiore investimento di denaro.

Nonostante le repliche, Grazia Azzolin non arretra dalle sue dichiarazioni, ma chiarisce il suo messaggio: «Il mio non è un attacco né al direttore, né alle persone che con competenza lavorano all’interno del museo. Il mio è uno sprono perché siano prese scelte politiche volte a riattivare un museo che appare immobile e decisamente trascurato, come risulta dall’incuria che circonda l’edificio, data ad esempio dall’erba non tagliata o dai resti di bottiglie e bicchieri abbandonati sulle finestre del museo». L’Azzolin rimarca inoltre il suo concetto di cultura volano dell’economia: «Con la cultura si può anche mangiare. Bisogna però avere una vision di più lungo respiro e puntare maggiormente sull’innovazione: solo così la cultura può generare indotto economico e soprattutto creare opportunità lavorative per i giovani, specialmente coloro in possesso di competenze artistiche e culturali».

 

 


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