26 ottobre 2020

Italia

Caso derivati, il Tesoro: "Conti al sicuro"

Per il Financial Times: "L'Italia rischia otto miliardi di perdite"

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Caso derivati, il Tesoro:

ROMA - Non esiste alcun pericolo per i conti dello Stato. Lo afferma in una nota il Tesoro "in merito alle illazioni avanzate da alcune testate" sul rischio di perdite fino a 8,1 miliardi di euro sui contratti derivati stipulati negli anni Novanta in vista dell'ingresso del nostro paese nell'Eurozona. La vicenda, riportata oggi da Repubblica e Financial Times, citando un documento del Tesoro trasmesso alla Corte dei Conti, riguarda la 'gestione delle passività' su un totale di contratti da 31,7 miliardi di euro e - in base ai calcoli di esperti indipendenti sui prezzi attuali - esporrebbe il nostro paese a una perdita potenziale di 8.100 milioni di euro.

E' "assolutamente priva di ogni fondamento l'ipotesi che la Repubblica Italiana abbia utilizzato i derivati alla fine degli anni Novanta per creare le condizioni richieste per l'entrata nell'euro", chiarisce il Tesoro nella nota. Rassicura poi anche lo stesso ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni: "E' un grande malinteso, non c'è nessuna perdita. C'è stato - spiega - un normale controllo periodico della Corte dei Conti''. E puntualizza: "Non c'è nessun aggravio per i conti pubblici''.

Secondo Repubblica e Financial Times i dettagli del rapporto, da cui il calcolo delle presunte perdite relative ad operazioni in derivati gestite dal MEF, sarebbero disponibili solo a pochissime persone: fra queste Mario Draghi, all'epoca direttore generale del Tesoro, Vincenzo La Via, attuale dg e all'epoca coinvolto nella gestione di quei contratti, e Maria Cannata, oggi alla guida della Direzione Generale del debito pubblico. Nel 1995 l'Italia aveva un deficit di bilancio del 7,7% mentre tre anni dopo questo livello era sceso al 2,7%, quindi sotto la soglia necessaria per entrare nell'euro. Un calo molto forte, che già in passato aveva suscitato osservazioni critiche all'estero, soprattutto in Germania.

L'indagine richiamata dalla stampa, sottolinea la Corte dei Conti, "è unicamente riferibile all'operazione, già conclusa all'inizio del 2012, con la quale si è provveduto alla chiusura di un contratto sottoscritto nel 1994 con la Banca Morgan Stanley''.

Interviene anche la Commissione Ue. "Sulla base delle informazioni a nostra disposizione, le cifre come riportate dalla stampa" sui derivati "non cambiano le nostre valutazioni sui deficit passati dell'Italia e le nostre previsioni sul futuro".

"I servizi della Commissione, in particolare Eurostat - ricorda il portavoce del Commissario per gli affari economici Olli Rehn - verificano i dati riferiti dai Paesi membri due volte all'anno. Nell'aprile scorso Eurostat ha notificato i dati delle finanze pubbliche per il 2012 e faremo ulteriori controlli prima delle stime finali che saranno pubblicate a ottobre sempre per il 2012".

Tra allarmi e smentite, intanto, la Procura della Repubblica di Roma ha aperto oggi un fascicolo senza indicazione di indagati di reato. L'indagine è affidata al procuratore aggiunto Nello Rossi il quale deve indagare con la collaborazione del Nucleo tributario della Guardia di finanza e accertare dove sono stati collocati questi derivati e anche valutare quali riflessi e il tipo di notizie come quella pubblicata oggi da 'Repubblica' possa avere su titoli, mercati e spread. Il fascicolo al momento contiene soltanto articoli di stampa.

(Adnkronos/Ign)

 



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