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19 maggio 2024

Vittorio Veneto

L'IMPOSSIBILE TRATTA VITTORIO-BELLUNO

Quando perdere la coincidenza è la norma

| Stefania De Bastiani |

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| Stefania De Bastiani |

L'IMPOSSIBILE TRATTA VITTORIO-BELLUNO

VITTORIO VENETO - Diamo la parola ai pendolari. Sono loro che prendono due treni al giorno, che (mal) sopportano ritardi, disguidi, vagoni sporchi, colmi o inventati. Sono loro che, per lavoro o per studio, sono costretti ad avere quotidianamente a che fare con Trenitalia. Diamo la parola ai pendolari che partono, o tentano di farlo, ogni giorno da Vittorio Veneto.

La stazione. La stazione di Vittorio Veneto è una non-stazione. Non c’è nessuno che ci lavora, non esiste una biglietteria e, ultimamente, non c’è nemmeno la possibilità di obliterare i biglietti. Niente biglietto, niente obliteratrice e, comunque, niente controllore. Sembra davvero abbandonata, se non ci fosse chi tenta, spera, prova, crede che la realtà non sia quella che si vede.

Il personale. A Vittorio Veneto il personale delle Ferrovie dello Stato arriva con il treno. E, con il treno, se ne va. Non c’è nessuno a cui chiedere informazioni: la corsa è stata cancellata o è solo in ritardo? E come mai è in ritardo? E perché è stata rimossa? I ragazzi, queste cose, se le chiedono. E, quando arriva il treno, le chiedono a chi dovrebbe essere in grado di fornire loro risposte adeguate. Chi dovrebbe, ma non è. “La situazione, già insostenibile, è resa ancora più fastidiosa dall'atteggiamento che il personale di Trenitalia continua ad avere, non fornendo mai risposte o informazioni”. È Marco Dus, giovane vittoriese che lavora a Belluno, a denunciare la situazione.

I ritardi. Il ritardi non sono solo ritardi. Spesso, per pochi minuti si perdono le coincidenze. E non si raggiunge la meta. “Ci si chiede come sia possibile che i treni accumulino ritardi che vanno dai 5 ai 20 minuti con quotidiana frequenza, impedendo poi di prendere le rispettive coincidenze con altri treni, e quindi impedendoci di raggiungere le scuole o i luoghi di lavoro”. Ogni mattina gruppi di ragazzi tentano di fare, in treno, la tratta Vittorio Veneto - Belluno. Alle 6.43 un treno che arriva da Treviso dovrebbe passare per Vittorio. Farli salire e portarli a Ponte Nelle Alpi dove, alle 7.23, hanno la coincidenza che arriva a Belluno alle 7.30. In tempo per raggiungere scuola e luogo di lavoro. Il treno arriva a destinazione, ma loro no. Sistematicamente, perdono la coincidenza a Ponte Nelle Alpi. Sistematicamente, comprano un biglietto della corriera (1.70 ogni giorno) e cambiano mezzo per arrivare, comunque in ritardo, a scuola.

Com’è possibile che tutti e cinquanta i ragazzi che ogni mattina partono da Treviso, Conegliano, Vittorio non riescano a arrivare alla meta in tempo? “La situazione è tragica da tre anni”, spiega Marco. “E nessuno ha fatto nulla. Questi giovani pagano 54 euro mensili per un servizio che non hanno. E sono costretti a spendere altrettanti soldi per la corriera”. Marco Dus parla in nome di tutti i ragazzi che hanno perso tanti treni, ma non la speranza. E la speranza li porta a far sentire la loro voce. A protestare. Non chiedono tanto: solo un mezzo di trasporto pubblico che garantisca loro la puntualità. Almeno quella.

 


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