24 ottobre 2020

La morte del varietà

Categoria: Spettacolo - Tags: tv, televisione, varietà, Show, tv show. fiction, talk show, talent show

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Silvia Albrizio | commenti |

Una lenta agonia si sta consumando sotto i nostri occhi: è quella del varietà, format televisivo ormai morente. Pensateci: una volta programma di punta della prima serata, oggi è appannaggio di pochi, sparuti momenti, talvolta incentrati attorno alla figura di un solo personaggio famoso (Panariello, Ranieri, Morandi, solo per citarne alcuni). Cosa diverte oggi il pubblico alla sera? Tolti i talk show e le fiction, rimangono i talent show.

 

Il passaggio di testimone è chiaro: da un contenitore in cui erano singoli professionisti a intrattenere con canti, balli e sketch comici, si è passati a lasciar fare agli amatori, agli stessi spettatori, divenuti esperti proprio osservando la tivù che fu. I conduttori stanno a guardare, diventano giudici, facendosi a loro volta pubblico.

 

È la rivoluzione copernicana dell’intrattenimento in cui l’onere della risata, della lacrima, della riflessione, è in mano all’uomo qualunque. Non sempre necessariamente talentuoso, all’uomo qualunque basta la giusta inquadratura, la giusta dose di coraggio e la giusta telegenia. A completare il tutto, basta il montaggio con le espressioni dei volti dei vari Gerry Scotti, Maria De Filippi, Rudy Zerbi (“Tu sì que vales”, “Italia’s got talent”) o i commenti di Mara Maionchi e Manuel Agnelli, Fedez e Levante (“X Factor”).

Non dobbiamo tuttavia dispiacerci dell’estinzione del varietà, innanzitutto perché talvolta lo si vedrà ancora nei nostri palinsesti, un po’ come si avvista un animale raro, magari per celebrarlo in precise occasioni. Inoltre perché è la naturale evoluzione della specie, in cui sopravvive chi sa adattarsi al meglio all’ambiente, al mondo che cambia. È ora di accettarlo: non si può più pensare di fare televisione per un pubblico uguale a quello di cinquant’anni fa. Ci siamo trasformati, si sono modificate le nostre relazioni, è cambiato il nostro modo di parlare, mangiare, lavorare.

 

Di fronte a tali mutamenti la televisione non può e non deve rimanere ancorata all’usato sicuro, per tranquillizzare i nostalgici. Esistono altri modi per celebrare il passato, ma riproporre il varietà non rientra tra questi.



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