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14 luglio 2024

Castelfranco

CAMPAGNA DELL’USL 8 PER COMBATTERE IL DOLORE

Personale formato alla comprensione del livello di sofferenza dei pazienti

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Castelfranco/Montebelluna - Meno dolore in ospedale. Si può? Forse sì. Almeno questo stanno tentando di fare all’Usl 8, dove buona parte del personale ospedaliero è stato formato alla comprensione e al trattamento del dolore dei pazienti. Inoltre, d’ora in avanti i pazienti stessi saranno chiamati a collaborare attivamente per fare in modo che i medici riescano a capire quanto dolore hanno, e di conseguenza a capire come intervenire.

Corre l’anno 2008: sconcerta il fatto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiari come il 90% del dolore durante il ricovero del paziente sia evitabile, ma oltre il 50% dei pazienti lamenta sofferenza durante la degenza. Troppo spesso, inoltre, il “valore” del dolore intuito da medici e infermieri è molto differente da quanto percepisce il paziente. Bisogna ridurre questa forbice.

Nelle strutture sanitarie di Castelfranco e Montebelluna, già dal 2004 è stata avviata la formazione di circa trecento addetti al controllo dei pazienti; medici ed infermieri degli ospedali e delle case di riposo. “Una rivoluzione copernicana – secondo il dottor Leopoldo Tessaro, esperto dell’Usl 8 in terapie del dolore e cure palliative, che ieri ha presentato il progetto -. Con l’introduzione della rilevazione del dolore, il dolore stesso non viene più trattato solamente come un sintomo per poi arrivare ad una diagnosi. Va misurato e poi curato come accade per la febbre o la pressione, tant’è che nelle nuove grafiche da allegare alla cartella clinica che vengono stampate appare anche il livello del dolore”.

La misurazione avviene tramite una scala da 0 a 10. In tutti i reparti è stato distribuito un pieghevole illustrativo ai pazienti: gli infermieri, allo stesso modo della misurazione della temperatura, misureranno sistematicamente anche il dolore, in base alle dichiarazioni degli stessi pazienti, utilizzando appunto la scala che va dallo 0 (dolore assente) a 10 (il peggiore possibile). Per il trattamento del dolore “post-operatorio”, è stato prodotto un protocollo destinato a tutti i reparti chirurgici ed a ogni sala operatoria.

Circa i malati terminali, si va nella direzione dell’ospedalizzazione domiciliare (tre visite settimanali dello specialista di servizio, due del medico di medicina generale, una la giorno dell’infermiere professionale). “Nel 90% dei casi – ha spiegato la dott.ssa Paola Paiusco, responsabile del Servizio di Assistenza Domiciliare di Montebelluna – i pazienti esprimono il desiderio di morire a casa”. Si persegue l’obbiettivo di far morire dignitosamente il paziente, nella consapevolezza che quando non è più possibile guarire bisogna tutelare la qualità della vita.

 



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