17 aprile 2021

Treviso

"La Regione non riesce a gestire le prenotazioni, molti anziani ancora da vaccinare"

Il Covesap svela l'inghippo: "La situazione presenta numerose e gravi carenze sia sul piano organizzativo che su quello dei vaccini disponibili che dell’ordine di precedenza".

| Tommaso Colla |

| Tommaso Colla |

VENETO - Con l’Rt sceso a 1,12 e l’incidenza a 226 casi per 100.000 abitanti, e quindi al di sotto dei fatidici 250/100.000 che impongono la zona rossa, da oggi il Veneto è in zona arancione. Pesano è drammaticamente tuttavia, a livello nazionale, i 501 decessi. A Pasqua erano 23.649 nuovi positivi su 356.085 tamponi eseguiti (6,6%). La pandemia non accenna ad allentare la morsa della sua terza ondata. I medici del Covesap Maurizio Manno e Diego Caroli sperano, come tutti, che la somministrazione dei vaccini riprenda a pieno regime ma al momento non indulgono all’ottimismo.

La campagna vaccinale non sortisce gli effetti e sperati?

La campagna vaccinale, dopo le incertezze della prima fase, le mancate consegne e lo stop di tre giorni al vaccino AstraZeneca di qualche settimana fa, sembrava essersi avviata verso la strada giusta ma dobbiamo prendere atto che la situazione presenta numerose e gravi carenze sia sul piano organizzativo, che su quello dei vaccini disponibili, che dell’ordine di precedenza.

Ma cosa di preciso non sta funzionando?

Persiste ancora, dopo ormai tre mesi, la scarsissima copertura di alcune fasce d’età con quella degli ultraottantenni ancora da completare e la fascia successiva appena chiamata al vaccino (70-79), a causa della precedenza data a categorie professionali presunte a rischio o addirittura a soggetti più giovani infiltrati o raccomandati. Il sito regionale online che dovrebbe gestire le prenotazioni ed essere in grado di selezionare i pazienti "fragili" per indirizzarli al vaccino più adeguato, ovvero quello ad RNA, non decolla.

Dove si cela l’inghippo?

Succede che il paziente fragile arriva alla sede vaccinale per poi scoprire che in tale sede o giornata è disponibile solo vaccino a vettore adenovirale. In questo modo si espongono i più fragili a rischio di infettarsi negli assembramenti in attesa, oltre che a dover ritornare e rifare la fila per vaccinarsi.

Perché serve prenotarsi? La Regione e le ULSS non hanno i database con l’età e i contatti dei cittadini?

Spesso i dati dell'anagrafe sanitaria non sono aggiornati col numero di telefono e il domicilio e quindi devono essere incrociati con quelli delle anagrafi comunali e dei Medici di Medicina Generale. Per questi motivi la campagna vaccinale non decolla e in alcune sedi (Padova) si sono anche esauriti i vaccini, sia perché sono state aumentate le linee vaccinali nelle sedi vaccinali esistenti sia perchè sono state aumentate le sedi vaccinali, a discapito delle dosi realmente disponibili.

Che cosa pensate dell’obbligo vaccinale per il personale sanitario?

Finalmente è stato chiarito l’imbarazzante dilemma normativo se il personale sanitario possa continuare comunque a lavorare pur rifiutando di vaccinarsi. La posizione di Covesap è sempre stata chiara e non ammette deroghe: chi presta la sua opera con i pazienti, siano essi Covid-19 o non Covid-19, sia nel territorio che negli ospedali, non può non essere vaccinato. Altrimenti dovrà essere assegnato ad altra mansione. Va rispettato il principio, sacrosanto, che l’esigenza di salute pubblica debba comunque prevalere sull’interesse e la volontà individuale.

E questo non dovrebbe essere un principio deontologico?

In realtà sarebbe sufficiente applicare le norme esistenti, le quali definiscono i criteri per l’idoneità individuale alla mansione che devono essere adottati dal Medico Competente, che è lo specialista medico del lavoro che, in base al D.Lgs 81/2008, ha in carico e sotto la sua responsabilità la sorveglianza sanitaria dei lavoratori. Oltretutto dovrebbe bastare il buonsenso: un sanitario non vaccinato sarebbe come un bagnino che non sa nuotare o un tassista che non usa le cinture di sicurezza.

Si prevede ora la vaccinazione nelle farmacie

Siamo increduli di fronte a questa disposizione. Non tanto per l’atto della vaccinazione in sé, evidentemente, quanto per la necessità di alcuni atti medici come la raccolta dell’a storia clinica del paziente (anamnesi) necessaria per individuare le situazioni in cui il vaccino non sia indicato o per valutare, quando si potrà, quale vaccino sia più indicato. Oltretutto, con la sua recente uscita sul fatto che non serva una laurea in Medicina per vaccinare, il presidente Zaia rischia di offendere una delle categorie che piu' ha pagato in prima persona, anche con la vita, la dedizione ad assistere i malati ed al proprio lavoro.

Per vaccinare serve sempre un medico?

Difficile, anzi impossibile che si pensi di vaccinare senza la presenza di almeno un medico disposto ad assumersi la responsabilità di valutare cosa è meglio per quel paziente e pronto a intervenire qualora ci sia una necessità. In realtà la questione della gestione e del trattamento delle reazioni avverse, generalmente di tipo allergico verso qualche componente accessorio del vaccino, che si possono verificare raramente, ma anche dopo solo pochi minuti dalla somministrazione, è assai delicata e complessa.

Sono frequenti casi di persone che si sentono male appena inoculato il vaccino?

Appena un paio di giorni fa ci è giunta la segnalazione di un giovane che pochi minuti dopo una prima dose ha manifestato sintomi respiratori e cardiaci importanti, che hanno richiesto un trattamento cortisonico immediato, l’osservazione per alcune ore e una ridefinizione del piano terapeutico. Ci domandiamo come si possa pensare che una situazione di questo tipo possa essere gestita dal farmacista o da qualsiasi altra figura professionale che non sia un medico e per giunta ben preparato. Senza contare gli aspetti assicurativi e deontologici che tutelano, ma anche delimitano esattamente gli ambiti delle diverse categorie professionali.

In farmacia a quali condizioni è possibile somministrare le dosi di vaccino, secondo voi?

Benvenga la vaccinazione anche in farmacia, ma a patto che venga assicurata la pronta disponibilità del medico. Altrimenti è facile prevedere che al primo episodio di reazione grave in farmacia il Governo nazionale e regionale si troveranno nell’imbarazzo di rivedere la norma.

 


| modificato il:

Tommaso Colla

Leggi altre notizie di Treviso
Leggi altre notizie di Treviso

Dello stesso argomento

vedi tutti i blog

Grazie per averci inviato la tua notizia

×