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15 novembre 2018

Valdobbiadene Pieve di Soligo

Arrestata mentre sta per salire sull'altare, il comune: "Il visto turistico era scaduto"

Arrivate le precisazione da parte dell'amministrazione

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PIEVE DI SOLIGO - Aveva fatto scalpore la notizia della sposa prelevata da casa dalle forze dell’ordine mentre si stava preparando per il proprio matrimonio. Il comune di Pieve di Soligo ha voluto precisare le motivazioni che hanno condotto all'arresto della donna, visto il clamore suscitato dall'accaduto:

 

"Innanzitutto, precisiamo che il matrimonio non poteva essere celebrato all’inizio di agosto, come inizialmente auspicato dai nubendi, perché doveva essere completato l’iter delle pubblicazioni di matrimonio - precisa l'amministrazione -. Il 23 luglio 2018 gli interessati avevano manifestato l’intenzione di contrarre matrimonio, quindi l’ufficio comunale preposto si era prontamente attivato per acquisire i documenti depositati in altri Comuni. Appena è pervenuta la documentazione necessaria, sono state effettuate le pubblicazioni matrimoniali. Esse sono state affisse nel sito internet del Comune dal 31 luglio 2018 all’8 agosto 2018, come previsto dalla normativa vigente. Gli interessati hanno quindi deciso di contrarre matrimonio il 7 settembre 2018. Non corrisponde infatti al vero l’affermazione che lo spostamento della data è stato causato dalla chiusura degli uffici demografici per le vacanze estive; perché il servizio viene garantito durante tutto l’anno, anche con organico ridotto. E’ errata anche l’asserzione che gli uffici si sono accorti della presenza di irregolarità nei documenti della sposa a poche ore dalla cerimonia. L’Ufficiale di Stato Civile non ha effettuato la verifica del titolo di soggiorno, perché non potrebbe rifiutare la celebrazione del matrimonio, neppure qualora un nubendo ne risultasse privo. Dai controlli effettuati dalle autorità preposte, è infatti emerso che il visto turistico della signora era scaduto prima ancora che le pubblicazioni matrimoniali fossero completate. Infine, evidenziamo che le pubblicazioni di matrimonio rappresentano un atto pubblico; che il loro fine è quello di permettere a chiunque ne abbia interesse di impedire la celebrazione; che la tutela della legalità può a ragione collocarsi tra le motivazioni di interesse pubblico".

 

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