17 novembre 2019

Valdobbiadene Pieve di Soligo

Arsenico e pesticidi nelle acque dei laghi di Revine

Lo scrive l’Arpav in un report del 2017 passato inosservato fino ad oggi

Ingrid Feltrin Jefwa | commenti |

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REVINE – Ha dell’incredibile che già due anni fa l’Arpav, maggiore istituzione in fatto di analisi ambientali, abbia rilevato la presenza di arsenico e alti quantitativi di pesticidi nelle acque dei laghi di Revine e che nessuno abbia presto in considerazione questi dati pubblici fino ad oggi, quando il Rapporto 2017 sullo stato delle Acque Superficiali del Veneto è stato letto dagli attivisti del Comitato marcia stop pesticidi. Qualcosa nella macchina della pubblica amministrazione non ha funzionato se per due anni nessuno si si è attivato per indagare il fenomeno.

Sulla questione il Comitato spiega: “I dati ARPAV sullo stato delle acque dei laghi sono indicativi di una situazione poco rassicurante: il Rapporto 2017 sullo stato delle Acque Superficiali del Veneto, indica la presenza nei Laghi di Revine, in piena zona DOCG, di sostanze inquinanti oltre i limiti di quantificazione, legate soprattutto alle attività agricole, dove sono stati riscontrati metalli: presenza oltre i limiti di Arsenico (insetticida) nel lago di S. Maria. Ma anche Pesticidi: presenza oltre i limiti di Dimetomorf (fungicida che combatte la Peronospera) e Terbutilazina (diserbo) in entrambi i laghi; presenza oltre i limiti di Metalaxil (fungicida), di Metamitron (diserbante e fitoregolatore) e perfino del ‘vietatissimo’ DDT (insetticida)”.

Il report è di dominio pubblico e chiunque può consultarlo da questo link. I dati emersi hanno quindi sollevato altre argomentazione da parte del Comitato: “L'aumento del consumo di pesticidi in provincia di Treviso è il prodotto della espansione dei vigneti. La tesi paventata che l'aumento del consumo sia dovuto ad altre colture rispetto al prosecco, contrasta con i dati forniti da Veneto Agricoltura sulla riduzione della colture non viticole. La grande (e incontrollata?) espansione dei vigneti nel territorio, a scapito dei boschi e dei seminativi, ha determinato l'aumento del consumo di pesticidi secondo la più elementare logica: più vigneti = più pesticidi. Questo vale a maggior ragione nelle zone non vocate dove senza i trattamenti chimici intensivi la vite farebbe fatica a sopravvivere. Il Comitato Marcia Stop Pesticidi esprime preoccupazione per lo stato delle acque nella zona DOCG”.

 



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Ingrid Feltrin Jefwa

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