17 luglio 2019

Nord-Est

Causa maltempo persa la stagione turistica in montagna

Danni enormi per l'economia turistica nel bellunese

commenti |

BELLUNO - Un paesaggio bianco apparentemente incantato nasconde momenti durissimi e danni enormi per la montagna veneta, dove si è abbattuta nei giorni scorsi, e forse non è finita, una quantità di neve mai vista.

Alti muri di neve ai lati delle strade dove sono passate le frese, cumuli sui tetti che hanno provocato crolli e danni ovunque, passi dolomitici chiusi con un'unica eccezione, strade interrotte, valanghe a decine, una delle quali, enorme, ha divelto come fosse uno stuzzicadenti un pilone della funivia che porta da Malga Ciapela a passo Padon, collegando l'intera valle agordina a Supersky Dolomiti, danneggiandola irreparabilmente e portandosi via anche la parte terminale del sottostante skylift, la stagione del turismo invernale perduta, con una perdita economica milionaria per tutte le comunità investite dal maltempo. E non si sa cosa la coltre nevosa, spessa anche più di tre metri in alcune località, nasconda sotto di sé e quali ulteriori danni farà tra qualche mese, con il suo scoglimento.

Lo hanno constatato di persona gli assessori regionali al turismo Marino Finozzi e alla Protezione CivileDaniele Stival, che oggi sono andati in sopralluogo in alcuni tra i Comuni bellunesi più colpiti: Rocca Pietore nel cui territorio c'era la funivia di Padon, e Livinallongo del Col di Lana, il cui collegamento stradale con l'importante frazione di Arabba è chiuso al traffico ordinario per rischio slavine.

Accompagnati dai rispettivi sindaci Andrea De Bernardin e Ugo Ruaz e dal consigliere regionale Dario Bond, Finozzi e Stival hanno preso atto della situazione, assicurando la massima disponibilità per ogni supporto possibile: nell'immediato per fronteggiar la situazione, che vede tuttora impegnati decine di mezzi spalaneve e centinaia di persone tra volontari e professionisti degli interventi in emergenza: protezione civile del Veneto e di altre regioni e province autonome vicine, dei Comuni, dell'Esercito, dei Vigili del Fuoco.

Si liberano le strade, si tappano le buche, si alleggeriscono i tetti, si portano via centinaia di camionate di neve. E si guarda il cielo, da dove nel primo pomeriggio ha ripreso a nevicare. E si pensa a come ricominciare. Perché i danni al turismo, qui come nella montagna vicentina, trevigiana, veronese, sono enormi. Nel Bellunese aggravati anche da lunghi periodi di blackout elettrico che hanno fatto scappare i turisti o ne hanno disdetto la prenotazione. Ci si contava, magari per pagare mutui, tasse, imposte e bollette.

Al danno immediato, che non ha rimedio per questa stagione, potrebbero aggiungersene altri, per le piste e gli impianti lesionati. Per la vallata agordina, la perdita della funivia e dello skilift che porta a Padon è gravissima: sette comuni che vivono prevalentemente di turismo sono isolati rispetto ai grandi caroselli sciistico dolomitico. Bisogna rifare tutto, e c'è voglia di ricominciare. Ma occorre fare in fretta, trovare risorse, battere una burocrazia implacabile. Per guardare al futuro, vecchi e giovani albergatori chiedono una mano, non chiacchiere. Bisogna riaprire il collegamento entro la prossima stagione, battendo carte bollate, intoppi, carenza di finanziamenti .

Stival, nell'incontro con gli operatori economici, ha trattato soprattutto la questione immediata del più rapido ritorno alla normalità, mentre Finozzi si è fatto carico di seguire, con rapidità e personalmente, tutta la parte riguardante gli investimenti turistici. La Regione sta discutendo il bilancio e la legge finanziaria, e questo può essere d'aiuto, ma si guarda anche alla veneto Sviluppo, al cosiddetto Fondo Brancher, ha investimenti già programmati i cui finanziamenti potrebbero essere dirottati verso le nuove urgenze. In pochi giorni bisognerà scrivere l'elenco della spesa e il crono programma, poi correre tutti nella stessa direzione, convincendo anche i vari uffici statali coinvolti, e trovare i soldi che servono.

Gli amministratori locali sono da una settimana in prima linea, ma hanno dissanguato i loro bilanci non certo grassi, la gente è con loro e comunque è al lavoro, c'è voglia di riparare e di ripartire, ma ancora non si sa con quali sostegni e supporti. Oggi tutti guardavano con invidia alle vicine province di Trento e Bolzano, venute in aiuto e che non hanno certo i problemi di autonomia e di bilancio della montagna veneta, hanno ricordato gli assessori veneti.

Ieri l'incontro tra Enrico Letta e Luca Zaia non ha dato risultati sostanziali, perché per lo Stato sono problemi di cassa. Insomma: per i soldi nazionali dell'emergenza si vedrà, mentre di effettivamente disponibile c'è solo il milione per le spese di intervento immediato messi a disposizione dalla Regione. Ma non basta per guardare al domani con ottimismo, hanno spiegato gli amministratori regionali.

 

Commenta questo articolo


Dello stesso argomento

vedi tutti i blog

Grazie per averci inviato la tua notizia

×