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21 gennaio 2025

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"Cent'anni di ciclismo...e la corsa continua"

Presentazione del libro di Sante Rossetto

| Stefania De Bastiani |

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| Stefania De Bastiani |

TREVISO - Sarà presentato sabato 2 febbraio, alle 10.30 in Provincia, il libro di Sante Rossetto “Cento anni di ciclismo…e la corsa continua” edito dalla Europrint per celebrare i cento anni dell’UC Trevigiani. A illustrare l’opera sarà il giornalista della Gazzetta dello sport Pier Bergonzi.

 

Un secolo di sport ciclistico, ma non solo. Perché il bel lavoro del giornalista e scrittore trevigiano racconta anche la storia della città e della Marca. Quando nel 1913, agli sgoccioli della guerra di Libia, la Trevigiani comincia la sua favola meravigliosa, il capoluogo della Marca non tocca le cinquantamila unità, è una città con pesanti problemi economici e i poveri iscritti alle listi del Comune sono circa un quarto della popolazione. La bici, che cominciava a diventare un sogno per molti ma talora proibito economicamente, stava occupando uno spazio determinante nella vita quotidiana. Ma quanto doveva lavorare un operaio, un apprendista se voleva acquistare un cavallo d’acciaio o, come scriveva allora il Gazzettino, “una macchina”? Settimane e mesi. Ma la voglia di possedere una bici era grande e presto lo sport delle due ruote divenne il più seguito dai tifosi trevigiani.

 

Il libro di Rossetto, che ha consultato cento anni di giornali e, in questo caso, la fonte non poteva che essere il Gazzettino che del ciclismo è l’autentica gazzetta ufficiale, conduce il lettore dentro la società trevigiana e non solo attraverso le vicende sportive. Ed ecco, allora, emergere dalle carte ingiallite le figure di Cice Bortoletto, il primo a partecipare come indipendente al giro d’Italia, di Alfredo Serafin di Volpago, di Miro Bianchin di Montebelluna, e Tullio Bizzarro, del grande Vilfredo Perini e del suo coéquipier Ugo Bornia, per arrivare a Ugo Peccolo, Raffaele Di Paco grande viveur e altrettanto grande professionista. E poi Giovanni Pinarello vincitore della Popolarissima del ’42, professionista e imprenditore. Perché dalla Trevigiani sono nati ciclisti ma anche uomini che si sono affermati nella vita. Mario Cal, amministratore del San Raffaele di Milano, ha gareggiato con la maglia bianconerazzurra. E molti altri con lui e dopo di lui. Narciso Sfoggia, con un palmarès di oltre cinquanta vittorie, è diventato noto imprenditore meccanico.

 

Chi scorre l’elenco dei direttivi della Trevigiani si accorge che molti nomi importanti di quella che viene oggi definita società civile si sono sentiti onorati di far parte del sodalizio che ora ha la sua sede a porta S. Tomaso. Storia anche del ciclismo che da sport dei poveri alla ricerca del riscatto sociale è diventato attività di atleti poliglotti che gestiscono i propri sforzi con capacità manageriale. Anche questo si può imparare dal volume. Si può leggere come l’attività sportiva abbia perso le sue primitive peculiarità spontaneistiche per assumere aspetti imprenditoriali. Lo vediamo nel braccio di ferro all’interno della società tra i fautori della maglia pulita e quelli che consideravano ineluttabile il ricorso alla sponsorizzazione.

 

Lungo, quasi chilometrico, l’elenco dei nomi celebri che hanno indossato la famosa maglia della Trevigiani: da Grosso a Roma, Cestari, Coletto, Bariviera, Zoppas, De Rosso. Erano gli anni dell’immediato secondo dopoguerra quando la Marca, e l’Italia, cercava la via verso il benessere. E, infine, l’ultimo periodo, quando la sponsorizzazione è diventata necessità inderogabile per stare con i primi. Sono arrivati gli allori più significativi: giri d’Italia baby, giri del Veneto, maglie iridate (Franzoi e Chicchi). E anche qui sarebbe lunga la lista di coloro che hanno fatto il salto nel professionismo. Una decina di presidenti che sono altrettanti nomi di prestigio per Treviso e la Marca (Antonio Pagnin, Ugo Marcati, Enrico Brunelli, Giuseppe Garbuio, Carlo Garbuio, Carlo Amadio, Giuseppe Varetton, Narciso Sfoggia, Giovanni Pinarello e Remo Mosole).

 

Perché capeggiare la Trevigiani è sempre stato un punto d’onore (e onere) unito ad orgoglio per qualunque sportivo della Marca. Tutto questo e molto d’altro si legge nel lungo racconto del libro corredato da un ricco apparato fotografico. Un pezzo di storia trevigiana che può attirare l’attenzione di ogni sportivo, ma anche di chiunque ami Treviso.

 



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Stefania De Bastiani

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