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17 agosto 2017

Treviso

Cittadinanza ai bambini? "Si rischia il collasso"

Ius Soli, leghisti contrari e impauriti da possibili catastrofiche conseguenze

Stefania De Bastiani | commenti |

TREVISO - "Ius soli, ddl in poche settimane". E' stata chiarissima Cecile Kyenge, ministro per l'integrazione: "E' la società che lo chiede, il Paese sta cambiando - ha dichiarato qualche giorno fa - bisogna lavorare sul buon senso per far approvare la legge ". Ma questo "buon senso", tra i leghisti, a quanto pare non si trova.

 

Decisamente contrario alle proposte di Kyenge, primo ministro nero della storia italiana, il presidente del Veneto Luca Zaia. Per il governatore trevigiano i bambini nati in Italia da genitori stranieri non hanno il diritto alla cittadinanza italiana. Anche se nascono, crescono, studiano qui. Perché, ciò che conta per Zaia, è il sangue. E dopo le polemiche suscitate dalle sue prime dichiarazioni, il governatore ribadisce le sue idee. "Quella della cittadinanza - fa sapere- resta per noi una partita importante, sulla quale continuo a sostenere che la maggioranza dei Paesi europei è orientata in direzione dello ius sanguinis."

 

"Non ho - precisa il governatore- una posizione ostativa all'integrazione degli immigrati, ma difendo con forza questo aspetto, perché il rischio è quello di avere persone nate qui per programmazione, italiani che non sanno nulla dell'Italia e non parlano la nostra lingua". Bambini nati in Italia che non conoscono la lingua, per ora, non se ne sono visti. Ma Zaia ipotizza che, anche questo, possa succede. E mette a confronto il nostro Paese con gli Stati Uniti. "E' inutile mutuare esperienze internazionali, come quella degli Stati Uniti, - rileva -perché qui abbiamo difficoltà come i 5000 chilometri di coste, una sanità garantita senza assicurazioni e una grande facilità di arrivare, ad esempio in gommone. Il tema dell'immigrazione - continua - è normato bene, ma non c'é lo stesso approccio americano, dove è presente una vera e propria cortina a protezione delle coste e viene fatto un vero e proprio check up prima di consentire l'ingresso".

 

Sulla questione, Zaia rincara la dose. "Anche la cittadinanza concessa dopo dieci anni o al compimento del diciottesimo anno di età- ricorda - passa attraverso un procedimento che non prevede più l'esame di lingua italiana e si traduce spesso in una semplice raccolta di carte, la cui risposta, se non ci sono precedenti penali, è quasi sempre positiva, portando ad avere cittadini che non conoscono la nostra lingua". La grammatica italiana, per Luca Zaia, sta dunque alla base di ogni diritto, civile e politico. E concedere la cittadinanza a chi potrebbe non impararla è un delitto.

 

D'accordo con Zaia, sul fatto di condannare lo Ius soli proposto dal ministro, il collega di partito Tosi. Per il sindaco di Verona, però, il problema non è la lingua, ma la crisi. A detta del leghista, dare la cittadinaza ai bambini nati in Italia è una mossa che "rischia di portare al collasso il sistema sociale". Insomma: una catastrofe. Per Tosi, Kyenge poteva starsene zitta, perché la legge Bossi-Fini va benissimo così com'è. "Il ministro - ha dichiarato Tosi a Radio24 - è andata a parlare di un tema che non è prioritario per la comunità straniera e ha sollevato un grosso polverone dal punto di vista delle polemiche".

 

"E poi c'é un problema tecnico: oggi i figli di chi ha la carta di soggiorno di lungo periodo secondo la proposta del ministro nel momento in cui nascono qui potrebbero diventare cittadini - ha puntualizzato il sindaco di Verona -. Nel caso in cui però un genitore perde il lavoro perde il diritto di restare qui e a questo punto avresti un paradosso". Per Tosi, "se il ministro vuole cambiare anche la Bossi-Fini, allora vuol dire allargare in maniera indiscriminata la condizione della cittadinanza. Siamo in una situazione di crisi drammatica in cui non ci sono posti di lavoro e il sistema sociale rischia di saltare. In questo modo si rischia solo di caricarlo ulteriormente e di portarlo più velocemente al collasso".

 

"Il problema della Kyenge - ha riferito Tosi - è che invece di avere un approccio pratico ai problemi delle comunità straniere, ha avuto un approccio ideologico e polemico che non va da nessuna parte". Nient'altro ha avuto da ridire Tosi sul neoministro. Ci hanno già pensato i colleghi leghisti. In primis, Borghezio. Ma anche Emilio Paradiso, consigliere a Prato, che vedendo una donna nera al governo, non ha potuto far a meno di postare su Facebook: "Il nero di seppia la lasciano lì?".

 

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