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15 novembre 2018

Castelfranco

Fallisce referendum, no rinnovo contratti per 150 stagionali alla Stiga

È quanto accaduto alla sede di Castelfranco della multinazionale svedese

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stiga

CASTELFRANCO - Un referendum fra i lavoratori, che avrebbe autorizzato le organizzazioni sindacali a sottoscrivere un accordo per il rinnovo di contratti stagionali dal 1 novembre al 30 giugno, fallisce e 150 addetti a termine non potranno essere confermati. È quanto accaduto alla sede di Castelfranco Veneto di Stiga, multinazionale svedese delle macchine per giardino e spalaneve in cui, storicamente, a causa delle oscillazioni della domanda nel corso dell'anno, la base occupazionale oscilla fra le 700 e le 900 unità circa.

 

Ai lavoratori, come riporta la Tribuna di Treviso, era stato chiesto di rinnovare l'intesa grazie alla quale, riconoscendo il carattere stagionale dell'azienda, sarebbe stato possibile derogare alle norme che fissano il numero massimo di contratti a termine in capo allo stesso dipendente, sistema attraverso il quale, in passato, la reiterazione dei rapporti a tempo determinato era continuata in sincronia con i fabbisogni di produzione. In questo caso, però, nonostante il parere favorevole delle categorie metalmeccaniche di Cgil, Cisl e Uil, la consultazione ha dato esito negativo con soli 130 voti a favore su circa 610 aventi diritto al voto e perciò la società si trova ora nelle condizioni di non poter rischiare la riassunzione a termine di dipendenti ricorrenti e dotati di capacità consolidate.

 

"Alla base del risultato - è l'interpretazione data oggi da alcuni esponenti sindacali - ha giocato probabilmente un peggioramento dei rapporti interni, con quattro licenziamenti per giusta causa, fra cui una Rsu, e 23 contestazioni disciplinari in pochi mesi. Inoltre - viene fatto notare - soltanto 32 dei 280 impiegati che avrebbero potuto partecipare al referendum si sono recati al seggio ed il loro voto, da sempre favorevole agli accordi, avrebbe di certo capovolto il risultato della consultazione". Il timore è che, richiedendo molto tempo la formazione di un pacchetto così corposo di operai da assumere ex novo, il gruppo decida di trasferire parte della produzione realizzata nel trevigiano in stabilimenti esteri.

 

 

 

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