22 febbraio 2020

Depressione: una miniera…d’oro!

Categoria: Scienze e tecnologie -

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Roberto Lucchetta | commenti | (1)

Quando ci si lamenta dell’impossibilità di star bene, ci si lega a quell’idea di eternità che mobilita la chimica della depressione, dell’infelicità.

E perdiamo gli istanti, momenti in cui non ci accorgiamo che stiamo sorridendo, siamo sereni, spensierati, felici. Ancorati resistiamo e non permettiamo di abbandonare l’idea che ci siamo fatti di noi stessi. Ci dimentichiamo di quanto alcuni momenti possano essere appaganti e ricerchiamo in un tempo che non c’è una felicità soltanto immaginaria.

 

La nostra è una cultura di depressi.
 

La nostra è una cultura di depressi. Ma come si spiega il fatto che nei paesi del cosiddetto Terzo Mondo o nelle aree più povere del pianeta, la depressione sia pressoché assente? Resistono i valori, quei valori autentici che qui tendono sempre più a svanire lasciando spazio ai nuovi che si trasmettono ai figli che poi, per imitazione, apprendono mettendo in atto gli stessi comportamenti dell’adulto: pianto, apatia, voglia di ritrarsi, svalutazione di sé. E a proposito di svalutazione, si vive nel continuo dare e darsi per scontati.

Ciò che è “scontato”, ha perso di valore. O la dannata tendenza ad etichettare le persone come “malate”, facendo scattare il ricorso farmacologico ad ogni minima frustrazione. Il farmaco è una comodità ma spegne la voglia di reagire, spegne quel fuoco che è in sé la sorgente autentica di noi stessi. La depressione tende a portar giù, a farci diventare dei minatori in cerca dell’oro, ad abbandonare le certezze per le incertezze, a fecondare il buio per partorire luce. Tolta la nebbia delle finte certezze, rimane il vuoto, la possibilità di scegliere.

Non si sa più stare con la sacralità del vuoto e quindi, ci si deprime. Una vita frenetica, paradossalmente dinamica e piena di ottimismo, è il modo in cui spesso molte persone fuggono da uno stato depressivo, dal vuoto che rappresenta. Questi individui, così attivi e vitali in realtà nascondono una grande paura di rimanere fermi, a contatto con le parti più profonde, vissute come vuote e senza significato. Ma se si riuscisse a rallentare i pensieri e a stare più a contatto con queste parti, si troverebbe una via, un’altra dimensione della vita. O forse ci restituirebbe quella persa…il contatto col buio.

Una volta la notte esisteva, le strade e le televisioni tacevano. Oggi si vive di notte come di giorno. Se si lascia scorrere la depressione sui propri binari, arriva presto al capolinea. È un’opportunità che non sempre viene colta. Lo descrive bene la crisi di questo tempo, le certezze crollano, e noi con esse. Un’urgenza simbolica di licenziare in tronco tutte le nostre abitudini. Una potatura intelligente, ringiovanisce la pianta! Nella nostra cultura ci spaventa il nuovo, il cambiamento; la capacità di trasformarsi e rigenerarsi incontrano ostacoli fortissimi. E la perdita di creatività genera depressione.

Anche un rapporto affettivo è una continua creazione! L’amore è leggerezza dell’anima che, quando si sgancia dai pesi (di insicurezza, di giudizi, di relazioni morbose o sensi di colpa) affiora e ci fa innamorare. L’amore è una predisposizione, quando nasce in noi, allora saremo in grado di amare. Ma amare chi? Chi sarà in grado di partecipare alla nostra libertà.



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Chi l'abbia detto che nei paesi del terzo mondo o nelle aree più povere non esiste la depressione questo proprio non lo so.C'è eccome solo che non ci sono medici che la diagnosticano e che la curano perchè lì quei pochi medici che ci sono hanno da seguire decine di migliaia di persone con problematiche di malattie anche molto contagiose. Negli stati del terzo mondo poi non è considerata ancora una malattia quindi è normale che non venga neppure rilevata nelle statistiche. La depressione esisteva pure una volta quando non c'era la televisione e pure allora c'erano persone che si suicidavano per quella, solo che si ricordano solo i casi di scrittori famosi ma non quelli della povera gente. Anche la depressione poi è legata oltre che dai fattori ambientali anche da fattori ereditari: i figli di depressi avranno più probabilità di essere anch'essi depressi anche se vivono in ambienti,in condizioni e in epoche diverse dai loro genitori. Anche nelle nostre zone ci sono stati suicidi di persone che avevano avuto un genitore a sua volta suicidato per depressione. In ogni caso meglio curarsi con medicine che fare una vita sull'orlo della disperazione che può rovinare la propria vita e quella delle persone della propria famiglia.
L'unica miniera d'oro è quella che hanno trovato le case farmaceutiche con il boom delle vendite di questi medicinali antidepressivi: altre miniere d'oro non ce ne sono. La depressione non ti porta giù in cerca dell'oro, ti porta solamente giù..... verso l'inferno!

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Roberto Lucchetta

Dott. Roberto Lucchetta
Psicologo - Psicoterapeuta - Psicosomatista
Via M. Bertuol, 1
31020 - Frescada di Preganziol (Tv)


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