20 gennaio 2021

Treviso

IL SAPERE NON È MERCANZIA

E’ lo slogan scelto da “Rete studenti”

| Laura Tuveri |

| Laura Tuveri |

TREVISO - Una protesta pacifica, quella di oggi, lunedì 13 settembre, primo giorno di scuola, contro i tagli alla scuola pubblica, che vogliono far passare come riforma “Gelmini”, da parte dell’associazione provinciale “Rete studenti”.

Coordinati da Alberto Irone, studente dell'ultimo anno al Liceo Canova, sui cancelli e sui muri di tutte le scuole superiori trevigiane, ma anche nel plesso di Lancenigo, sono stati apposti degli striscioni per richiamare l’attenzione su quello che lo stesso Irone ha definito “un autunno caldissimo”. L’associazione, che raggruppa studenti delle superiori, promuovendo i diritti, è vicina alla Cgil, ma si muove in piena autonomia e libertà.

“Oggi è il primo giorno di un autunno che sarà caldissimo in quanto quest’anno entra completamente in vigore la cosidetta riforma Gelmini come ci era stata illustrata due anni fa. Per noi non si può assolutamente definire riforma, ma un taglio a vari indirizzi che sono di troppo, un taglio ai precari, docenti e personale ata. Non è una riforma perché è solo un tagliare fondi che saranno destinati ad altro e che lo stato non sarà più in grado di destinare alla scuola. Abbiamo deciso di protestare in modo pacifico affiggendo degli striscioni che riportano frasi Socrate, Bacon ed altri illustri personaggi di questo calibro".

Su tutti capeggiava lo slogan “Il sapere non è mercanzia”.

Ora come intendete proseguire in questa vostra battaglia? “Nella prima parte dell’autunno informeremo gli studenti di quello che realmente è la riforma Gelmini: nessun valore all’istruzione scolastica, bensì una distruzione di quelli che erano i tentativi di ammodernamento che stava portando la riforma del ministro Giuseppe Fioroni, (membro dell’esecutivo del governo guidato da Romano Prodi, ndr). Cercheremo di coinvolgere anche i genitori promuovendo, se ci riusciamo, un coordinamento, ma anche dei docenti. Cerchiamo il massimo della collaborazione – afferma il giovane – da parte di tutti coloro che vogliono condividere i nostri obiettivi che sono il reintegro degli 8 miliardi che la Gelmini ha tagliato e che si possano aprire dei tavoli seri di concertazione per approdare ad una vera riforma della scuola che non sia solo un taglio indiscriminato, ma sia una garanzia di sviluppo, di promozione di solide basi educative".

"Fra l’altro - aggiunge il coordinatore provinciale di “Rete studenti” – non dobbiamo dimenticare che l’Italia è l’unico paese dell’Europa occidentale che ha l’obbligo scolastico fino ai 16 anni, ed è gravissimo, visto che per i nostri colleghi il limite è più alto di due anni”.

Secondo te questa sorta di riforma è solo un modo per recuperare soldi per evitare la bancarotta dello Stato o nasconde qualche obiettivo non dichiarato? “La mia speranza è che si tratti solo di far quadrare il bilancio fallimentare dello Stato, ma sinceramente mi sorgono molti dubbi che si voglia arrivare a quello che diceva Calamandrei 'Un imbarbarimento della scuola pubblica a favore delle scuole private'. Non dobbiamo dimenticare che questo Governo sta, d’altra parte incentivando e sostenendo le scuole private. Il sospetto, tuttavia, è che si voglia ridurre sempre di più la massa pensante che fa sempre paura a certe tipologie di forme di governo, che sia il tentativo di non dare a tutti una possibilità di istruzione. Spero di sbagliarmi, ma intanto continueremo a protestare".

Protesta anche la Cgil. Lo fa sapere il segretario della Flc Cgil di Treviso, Ermanno Rambaldi che aderirà alla protesta nazionale indetta dal sindacato guidato da Guglielmo Epifani. Si sciopererà per due mesi, dal primo di ottobre, ogni 15 giorni, un’ora al giorno.

“Vogliamo – afferma il sindacalista – denunciare lo stato di degrado causato dai tagli delle risorse alla scuola. Purtroppo non basta la buona volontà da parte di insegnanti e personale ata di garantire la qualità del servizio scolastico in mancanza di fondi. Evidentemente se si continua a tagliare su personale docente e non diventa certamente complicato fornire la stessa offerta formativa degli anni precedenti. Se non do risorse finanziarie è evidente che i progetti formativi non hanno le gambe per camminare, a meno che la scuola non si rivolga ai genitori e chieda a loro di finanziarli, cosa che, purtroppo, sta già accadendo. Noi ci teniamo a far sapere ai cittadini che non è vero che c’è stata una riforma migliorativa, c’è stato un intervento sulla scuola fortemente peggiorativo”.

 

 


| modificato il:

Laura Tuveri

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