04 agosto 2020

Valdobbiadene Pieve di Soligo

UN'ALTRA FETIDA ESTATE CON MAIA

Arriva il caldo e, con esso, i disagi per i vicini dell'allevamento peggiorano

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UN'ALTRA FETIDA ESTATE CON MAIA

Pieve di Soligo / Sernaglia della Battaglia – E’ infine arrivata l’estate e, con i primi caldi, oltre all’afa per i residenti di Villanova di Sernaglia e di via Verizzo a Pieve torna a ripresentarsi pesantemente il problema di sempre: i maleodoranti effluvi del vicino allevamento di galline Maia.

“In questi giorni Maia ci sta soffocando in modo ancora più pesante del solito con emissioni odorigene e polveri  nelle più svariate ore del giorno, della notte, di sabato e di domenica”, lamenta Paolo Gallo, portavoce del comitato di cittadini “Rompi Maia”.

Il comitato, che da anni chiede di far rispettare le regole, in primis sanitarie, al vicino allevamento intensivo, ha scritto pochi giorni fa ai sindaci e agli uffici ambiente dei Comuni di Pieve di Soligo e di Sernaglia della Battaglia informandoli dei nuovi disagi e ricordando che l’azienda agricola, già classificata dall’Ulss7 come “insalubre di 1ª classe”, da sempre obbliga i cittadini residenti nell’area limitrofa a una vita “disumana”.

“Anziani e bambini ed anche gli altri – protestano i residenti - non possono vivere tappati in casa con media 32°C. per lasciare indisturbata la Maia”.
 “Date le temperature della stagione che da sole creano difficoltà – commenta Gallo - si ritiene che ogni cittadino abbia diritto a sedere nel suo giardino. Chiediamo la semplice disponibilità che la natura dà di respirare l’aria che è di tutti”.

“Per mitigare gli odori nauseabondi, polveri e rumori emessi dallo stabilimento – prosegue il portavoce di Rompi Maia - è chiaro che esistono sistemi costosi ma efficaci ed evidentemente non sono stati presi in considerazione. Maia è una realtà diventata troppo pesante e rischiosa, sito nel posto sbagliato in un’area a così alta densità abitativa”.

I cittadini di via Verizzo e di Villanova chiedono quindi con urgenza almeno di costringere la ditta ad abbassare le emissioni,  “che spesso sono oltre i limiti di qualsiasi livello di sopportabilità”.

 

Laura Repossi

 


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