25 novembre 2020

E adesso sono “Brexit” amari!

Categoria: Notizie e politica - Tags: Brexit

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Valentina Piovesan | commenti |

Nel momento in cui tutti si strappano i capelli e si lacerano le vesti per l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa (sono stati chiamati alle urne 46,5 milioni di inglesi e il 51,9 % ha scelto di lasciare il Vecchio Mondo, svignandosela di notte e alla chetichella: probabilmente adesso l’Inghilterra si trasferirà dai genitori in attesa di trovare un nuovo alloggio e al posto suo si insedierà la contea di Fantasilandia), tiro un profondo sospiro di sollievo.

 

Personalmente, questi anglosassoni tronfi e impettiti come pavoni che fin dall’inizio si sono turati il naso di fronte alla moneta unica voltandosi dall’altra parte ma al contempo dettando condizioni fino a scegliere di tenersi la sterlina, che nel 2016 inneggiano alla Sovranità Nazionale ritrovata manco ci trovassimo nel XVIII secolo e che straparlano di ”Independence Day” senza riflettere sul fatto che il 4 luglio si festeggia il giorno dell’Indipendenza degli Stati Uniti i quali, poiché ne avevano le palle piene dell'English Breakfast con annessi e connessi, nel 1776 scelsero di liberarsi del Regno di Gran Bretagna, non li reggo più.

 

Se ne vogliono andare facendo il trenino come nemmeno il 1° gennaio e per giunta sbattendo la porta? Va be’, ce ne faremo una ragione (basta che si ricordino di lasciare le chiavi sotto lo zerbino)!

 

Nel momento in cui: A) non si sa cosa farà Cameron (a quanto pare si dimetterà); B) la sterlina è in caduta libera come non si vedeva dall’85 e C) i mercati sono in subbuglio tanto che sta crollando tutto il crollabile, questi beoti sventolano le loro bandierine, allegri e spensierati come non mai (mancano solo la festa di "Non Compleanno" e il Cappelaio Matto a completare il quadretto di (in)sana follia).

 

Senza contare che questo referendum, di tipo consultivo, non è legalmente vincolante per il Governo Britannico.

 

E che il Regno Unito è spaccato perché Scozia e Irlanda del Nord non ne vogliono sapere della Brexit.

 

Bah, contenti loro!

 

 In queste ore Marine Le Pen, cavalcando l'onda di euforia insieme a Farage, esulta per la Brexit e ci fa sapere che auspica un referendum anche per la Francia.

 

Pure gli italiani scalpitano per uscire dall’Europa e bramano il ritorno alla lira (probabilmente si sono dimenticati del fatto (o fanno finta di non ricordarsi) che in un passato affatto remoto il cambio era talmente sfavorevole per noi, persino in Puzzonia, che prima di recarci in banca per il change ci toccava convocare uno sciamano, eseguire la danza della pioggia e offrire sacrifici umani al dio Maya Itzamnà, il tutto contemporaneamente, alla “Io speriamo che me la cavo”.

 

Nel frattempo, vero e proprio coup de théâtre, attraverso il blog di Beppe Grillo veniamo a sapere che “Il Movimento 5 Stelle è in Europa e non ha nessuna intenzione di abbandonarla” poiché è necessario trasformare l’UE dall’interno.

 

Intanto, mentre l’Europa non c’è, i secessionisti ballano.



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