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29 giugno 2022

Treviso

BUONA DOMENICA E' proprio vero: non ci sono più i provocatori di una volta

Al Festival di San Remo Achille Lauro - per riuscire a farsi notare - ha attinto alla simbologia della religione. Una performance trita e ritrita e del tutto fuori luogo

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

Achille Lauro al Festival di San Remo si auto battezza

TREVISO - Nell’”Edera” di Nilla Pizzi, al festival di San Remo del 1958, c’era un verbo inappropriato e censurato: “adorare”. Da riservarsi - fu spiegato - solo a Dio. Ma inspendibile per descrivere la relazione che avvinceva una donna al suo uomo come quella cantata dalla regina della musica nazional-popolare. Nel 1971 invece Lucio Dalla fu costretto a cambiare addirittura il titolo della canzone portata in gara nella città ligure: 4 marzo 1943 era in origine “Gesù bambino”. E fu censura.

2022: auto Battesimo in eurovision sul palco dell’Ariston del cantante Achille Lauro. Ora - ci chiediamo - una via di mezzo: è così impossibile da trovare? E se i costumi tra i ‘50 e i ‘70 erano morigerati, senza sconti sotto i profili della moralità pubblica e della fede, oggi, all’eccesso opposto, credo e simboli religiosi vengono portati sotto i riflettori da chi non sa davvero a che Santo appigliarsi per un tantino di notorietà.

La “performance” di Lauro è risultata abbastanza discutibile, una scivolata, nel senso che se la sono lasciata cadere un po' tutti. "Osservatore romano" in testa. Ha scritto bene Andrea Scanzi: “ Ah, i professionisti del "conformismo dell'anticonformismo". Che categoria ripetitiva e meravigliosa. Non cambiano mai. Sono quelli che amano così tanto i "rivoluzionari finti" da finire col diventare quasi più reazionari dei reazionari stessi. Una sorta di dipendenti cronici da politically correct. Achille Lauro non ha voce, non ha talento musicale, non ha testi. Certo, sa provocare e far parlare di sé, ma mi pare un po' poco per gridare al miracolo e scrivere post mielosi e francamente insopportabili, così intrisi di politicamente corretto. E la canzone di quest'anno fa persino più schifo delle altre (la qual cosa pareva quasi impossibile). Se vi basta così poco per un'erezione artistico-civica, vi accontentate di poco. Beati voi. lo, quando cerco un orgasmo musicale intinto di provocazione, ascolto mostri sacri come Gaber o Jannacci. E se poi ho voglia di irriverenza sanremese, torno indietro nel tempo e mi godo Rino Gaetano, Vasco, Elio e Daniele Silvestri. Mica 'sto coattume afono e furbino, travestito neanche troppo bene da iconoclasta mainstream”.

Accuse di moralismo e di bigottismo non sussistono in tal caso. Di intemerato Lauro non ha manco lo spazio "epidermico" tra un tatuaggio e l’altro, alla spasmodica (e disperata) ricerca di visibilità come solo un interprete in cerca d’autore sa fare, oltrepassando l’ urticante per degenerare nel fastidioso e assolutamente scontato. L’ha detto come meglio non avrebbe potuto, con intelligente ironia, l’”Osservatore romano”: “Volendo essere a tutti i costi trasgressivo, il cantante si è rifatto all’immaginario cattolico. Niente di nuovo. Non c’è stato nella storia un messaggio più trasgressivo di quello del Vangelo. Da questo punto di vista difficilmente dimenticheremo la recita del Padre nostro, in ginocchio, di un grande artista rock come David Bowie. Non ci sono più i trasgressori di una volta”.

Ironico a suo modo anche il giovane parroco di Trevignano che nelle prediche, oltre ai testi sacri, spesse volte, cita anche i testi di San Remo. Il profano però fino a un certo punto: a quell’officiante del Battesimo, rimasto pesantemente sullo stomaco di molti ministri veri e altrettanti figli di Madre Chiesa, il prete trevigiano è pronto a offrire qualche ora di lezione, “del resto, da sacerdote, sono io che posso insegnarli cos’è il Battesimo”. Ma il guanto lanciato è per una sfida costruttiva. ”Credo che in gioco ci sia una questione di rispetto, di finezza, che chiede di non essere maldestri nei confronti del ‘sacro’ e di quella realtà immensa che è la vita spirituale. Per il resto, la cristianità non ha mai avuto paura di queste cose, illuminata dal Vangelo che è la più grande pagina della recuperabilità umana. A noi credenti in Cristo tutta la comprensione per un disagio che è legittimo, ma anche l’invito ad essere coerenti, ad andare più in là di ciò che non è decisivo… e, se possibile, a cercare la pace con tutti”.

Tutto da vedere, adesso, se dopo essersi battezzato per Achille Lauro ci sarà anche la conversione.

Buona domenica

 


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Roberto Grigoletto

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