06 marzo 2021

Treviso

Covid, bar e ristoranti aperti per protesta. Ma cosa rischiano?

Il punto dell'avvocato Giuliano Marin

| Riccardo D'Argento |

| Riccardo D'Argento |

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TREVISO - Disobbedienza civile, protesta, ultima spiaggia. Chi tiene aperto il proprio bar o ristorante cerca di salvare la propria attività, ma cosa rischia? Lo abbiamo chiesto all’avvocato Giuliano Marin, visto che anche nel trevigiano c’è chi ha deciso di aprire il proprio locale al pubblico, nonostante la zona arancione.

 

Che cosa rischia chi non si limita all’asporto?

Le sanzioni prevedono - salvo che il fatto costituisca reato diverso da quello di cui all'articolo 650 del codice penale - una sanzione amministrativa che va da 400 a 3.000 euro. Comminata dal Prefetto, è aumentata fino ad un terzo se commessa mediante l'utilizzo di un veicolo. Vi è la facoltà del pagamento in misura ridotta. In particolare è prevista la possibilità di pagare entro 60 giorni dalla contestazione o dalla notificazione la sanzione pecuniaria nell’ammontare minimo di 400 euro oppure, se il pagamento avviene entro 5 giorni, con la riduzione del 30% del minimo, quindi con 280 euro. Nei casi in cui la violazione sia commessa nell'esercizio di un'attività di impresa, ed è il caso che qui interessa, il Prefetto applica altresì la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell'esercizio o dell'attività da 5 a 30 giorni, sanzione irrogabile anche dalla stessa autorità procedente, ma in tal caso per una durata non superiore a 5 giorni che poi verrà scomputata dall’eventuale sanzione accessoria prefettizia.

 

C’è anche il rischio di vedersi chiuso il locale a tempo indeterminato? Esiste questa possibilità?

No, la sanzione accessoria più grave è della sospensione di 30 giorni.

 



Riccardo D'Argento

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