22 febbraio 2020

Treviso

Gli insegnanti scendono in piazza per protestare contro l'aumento dell'orario

I sindacati della scuola bocciano le norme proposte dal governo nella legge di stabilità

Mauro Favaro | commenti | (1) |

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Gli insegnanti scendono in piazza per protestare contro l'aumento dell'orario

TREVISO – Nell'orizzonte degli insegnanti trevigiani non c'è solamente lo sciopero generale convocato per il 24 novembre. I docenti di casa nostra, infatti, sono pronti a far partire ben prima la protesta contro l'ipotesi di portare da 18 a 24 le loro ore di lavoro settimanali, avanzata dal governo Monti, senza far andare di pari passo gli stipendi. Come? Le idee non mancano.

 

Si va dal boicottaggio delle gite e di tutte le altre attività extra rispetto alla normale lezione, al blocco degli straordinari per far saltare la sostituzione dei colleghi assenti. Non solo. In ballo c'è pure l'idea di ritrovarsi a correggere i compiti in piazza e addirittura quella di mettere in piedi un'occupazione simbolica dell'ufficio scolastico provinciale.

 

Vogliamo che tutto quello che riguarda la scuola sia stralciato dalla legge di stabilità: di tagli e riduzioni ne abbiamo già visti abbastanza

 

“Vogliamo che tutto quello che riguarda la scuola sia stralciato dalla legge di stabilità: di tagli e riduzioni noi ne abbiamo già visti abbastanza – mette in chiaro Giuseppe Morgante, della Uil-Scuola – abbiamo già invitato tutti a rifiutare le attività aggiuntive e nei prossimi giorni vedremo che altre iniziative intraprendere”. I tempi sono tutt'altro che lunghi. Già da domani nel trevigiano inizieranno le assemblee sindacali per capire come muoversi per ottenere il massimo. Poi la parola passerà alla piazza.

 

“Nelle scuole della Finlandia, riconosciute da tutti come le migliori, si fanno meno ore di lezione frontale rispetto a noi, mentre se ne fanno di più solamente in alcuni paesi in via di sviluppo: vogliamo avvicinarci ai migliori o ai peggiori? – conclude duro Morgante – bisogna smetterla di pensare che gli insegnanti lavorino solo se stanno dietro alla cattedra. Perché non si considerano mai tutte le ore di preparazione? Ora lo faremo capire una volta per tutte”.

 



Mauro Favaro

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