03 giugno 2020

Montebelluna

"I nuovi barbari non passeranno sul fiume Sacro alla Patria"

Dura reazione del Comitato per la Tutela delle Grave di Ciano per il summit a porte chiuse in Prefettura

| Ingrid Feltrin Jefwa | commenti |

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Sit-in a Treviso per la tutela delle Grave di Ciano

CROCETTA DEL MONTELLO – Il Comitato per la difesa delle grave di Ciano non demorde. I tanti manifestanti riunitisi a Treviso per difendere il Piave, in occasione del summit in Prefettura, sottolineano l’iniquità di essere stati esclusi dall’incontro. “… abbiamo manifestato di fronte alla Prefettura di Treviso per esprimere il nostro dissenso a questa modalità operativa e per supportare la Sindaca di Crocetta presente alla riunione per dare battaglia a questo progetto”.

Afferma Franco Nicoletti, presidente del Comitato a cui aderiscono decine di associazioni, ma anche singoli cittadini e pure istituzioni pubbliche: “Nonostante la nostra Sindaca Marianella Tormena abbia presentato uno studio indipendente elaborato su suo incarico dal CIRF dove venivano evidenziate tutte le lacune presenti nel Piano Stralcio e contestate le conclusioni operative del Piano degli Interventi in cui si indicano le Grave di Ciano (territorio con protezione SIC e ZPS rientrante in Rete Natura 2000, massima protezione Europea in materia ambientale) luogo designato per le Casse di espansione senza nessuna motivazione tecnica, la Regione Veneto ha deciso di seguire questa strada”.

Il diniego ad accogliere anche solo come auditori una delegazione dei manifestanti che fuori dalla Prefettura hanno dato vita ad un sit-in di protesta ha animato l’indignazione del Comitato che sostiene: “Da tutto ciò potremmo trarre queste conclusioni: per voler continuare a perseguire questo intervento nel sito delle Grave di Ciano significa che ci sono degli interessi privati da tutelare e sono evidenti: quasi 21 milioni di metri cubi di ghiaia da escavare per una profondità media di 4 metri, costruire muri in cemento armato per una lunghezza di 13,5 km. e alti fino a 8 mt., praticamente la gallina dalle uova d'oro di qualsiasi speculatore della ghiaia, non a caso il primo progetto era stato commissionato da una impresa di escavazioni e costruzioni generali”.

Il Comitato quindi prosegue: “Non si vogliono prendere in considerazione altri siti già individuati (e che non rientrano in Rete Natura 2000) dal Piano Stralcio stesso in quanto si andrebbero a minare gli interessi di alcuni importanti viticoltori, oltretutto il bacino elettorale interessato da questa opera alternativa è attorno ai 100.000 elettori (qualcuno preferisce chiamarle “vite da salvare”…) contro i 4.000 della Comunità di Crocetta – e ancora -. Non se ne può più di questo voler continuamente cercare di scaricare le responsabilità in merito a queste decisioni sul Governo a Roma quando ci sono fior di documenti emessi dalla Regione Veneto, Piani degli Interventi a firma del Governatore Zaia, studi di fattibilità a firma di professionisti della Regione Veneto (Ing. Lucchetta) e che ricalcano il progetto inziale commissionata da una azienda privata citando pure lo Studio di progettazione”.

Le alternative ci sono e vengono anche da tecnici autorevoli come precisa il Comitato: “Vengono scartate a priori tutte altre ipotesi di intervento di riqualificazione del Bacino del Piave dalla sorgente alla foce, che è l’ipotesi fortemente sostenuta dal Comitato e dall'Amministrazione Comunale, in quanto prevederebbero molteplici micro interventi che porterebbero benefici a molte microimprese distribuite sul territorio anziché ai soliti noti… il fatto che questo tipo di approccio sia quello previsto dalle Direttive Europee e che l'inosservanza possa portare a sanzioni verso lo Stato inadempiente probabilmente non è un loro problema visto che poi le sanzioni verranno pagate dai cittadini, il fatto che questo tipo di Direttive non solo preservino l'ambiente ma addirittura tendano a ripristinare la situazione allo stato precedente agli interventi invasivi dell'uomo quindi non distruggendo ma valorizzando il territorio non è un loro valore in cui credere ma un intralcio al business che intendono perseguire”.

Il Comitato popolare che si oppone al muro lungo oltre 13 chilometri e ad un escavazione che non ha precedenti in un corso d’acqua a livello nazionale quindi si rivolge all’assessore regionale Bottacin: “Vogliamo inoltre ricordare a Bottacin che oltre ad essere Assessore Regionale alla Protezione Civile è pure Assessore all’Ambiente; che il Comitato sta svolgendo attività di informazione e coinvolgimento della cittadinanza, attività prevista dalle Direttive Europee in materia Ambientale in casi di opere ad altissimo impatto come questa, e che la sta portando avanti a causa della completa latitanza di Regione ed Autorità di Bacino che sarebbero le Istituzioni preposte; che il diritto a manifestare le proprie idee non è una cosa così strana in un Paese democratico, e leggere continuamente minacce di querele e/o …“chiunque si opporrà a questa opera ne dovrà rispondere in tutte le sedi opportune”… per noi sono solo un ulteriore forte stimolo per continuare nella nostra attività e una eventuale azione giudiziaria nei nostri confronti la prenderemo come una medaglia al valore che andremo ad esporre pubblicamente con orgoglio. Che a non essere dalla parte delle Normative è chi vuole portare avanti un piano scellerato come questo che prevede di distruggere una enorme area di territorio di un sito SIC e ZPS, Direttive Europee che prevedono solo in casi eccezionali la possibilità di intervenire e, soprattutto, qualora non ci siano soluzioni alternative in siti non facenti parte di Rete Natura 2000, sito già individuato dall’Autorità di Bacino in Ponte di Piave ma che la Regione non vuole toccare per i motivi sopracitati”.

Quindi il presidente Nicoletti conclude: “A fronte di tutto questo vogliamo dire a tutti coloro che amano questo territorio che noi non molleremo di un centimetro, vogliamo dirvi che abbiamo bisogno di voi e del vostro sostegno, vogliamo dirvi che con il vostro aiuto “i nuovi barbari” non passeranno sul fiume Sacro alla Patria. Noi ci siamo…”.

 



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Ingrid Feltrin Jefwa

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