24 ottobre 2020

Se ami qualcuno dagli peso

- Tags: disturbi alimentari, anoressia, bulimia

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Eva Da Ros | commenti |

Campagna d'informazione "Se ami qualcuno dagli peso" 

«Mi sembra ancora di vederla che mi viene incontro con quella camminata poco fluente, che mi dà la percezione che potrebbe cadere da un momento all’altro» mi racconta, durante uno dei nostri momenti di condivisione e aggiornamento, la d.ssa Veronica Gobbetto, psicoterapeuta esperta in disturbi dell'alimentazione. «Questa volta ho di fronte una ragazzina di 13 anni, occhi spenti ma determinati. Mi riferisce che a scuola, durante la ricreazione, i compagni la sostengono fisicamente perché temono che cada. Sì, perché il corpo e la mente di questa ragazzina l’hanno tradita. La sua magrezza, il suo deperimento, la perdita di massa muscolare, la sua ossessione per la magrezza l’hanno portata ad un livello di deperimento talmente preoccupante che anche le sue ginocchia hanno perso di elasticità e di stabilità».

L’anoressia nervosa appare all'occhio comune come un disturbo che si cura mangiando. C'è la convinzione di poterne uscire quando si desidera, di poterlo controllare. Fino al giorno in cui è il disturbo a controllare tutto: emozioni, pensieri, corpo.
Le conseguenze sul piano fisico possono essere devastanti, talvolta mortali. Ma le conseguenze fisiche arrivano dopo.
Prima si alterano i comportamenti, le relazioni, il vivere di tutti i giorni: si inizia ad uscire meno, a litigare più spesso con i proprio cari.

In questi ultimi mesi vi sarà capitato di vedere in televisione la campagna d'informazione sui disturbi alimentari promossa dal Dipartimento per le Pari Opportunità “Se ami qualcuno dagli peso”: è l'occasione per parlare di un problema che riguarda molte famiglie in Italia.
Le statistiche segnalano un aumento del numero di persone che si ammalano di disturbi alimentari, “almeno il 3% della popolazione soffre di anoressia o bulimia nervosa, oltre 200 mila donne nel nostro Paese sono colpite da questo genere di disturbi. Si tratta, dunque, di una vera e propria emergenza che va prima di tutto riconosciuta nelle nostre case o tra le persone che frequentiamo". (Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Pari Opportunità)

Possiamo fare qualcosa come genitori, educatori o amici?
Cosa ci può far sospettare che il rapporto con il cibo ha preso la strada della malattia?

La d.ssa Gobbetto ci fornisce alcune indicazioni di segni e comportamenti che potrebbero giustificare una preoccupazione, a cui è necessario far seguire un'indagine più approfondita:
- una dieta restrittiva molto ferrea e rigida: è presente una selezione immediata di alcuni alimenti per arrivare all’assunzione di pochi cibi. I cibi sicuri, quelli che “sono sicura abbiano pochissime kcal”;
- una restrizione non solo calorica, ma anche cognitiva, mentale, per cui “se riesco a resistere alla pasta, sarò ancora piu’ forte e magra”;
- la presenza di comportamenti che tendono a controllare l’aumento di peso: misurarsi cosce, braccia, pancia, controllarsi in ogni specchio o vetrina, sminuzzare il cibo, controllare cosa mangiano gli altri perché “se la mia amica ha mangiato meno di me, sono una fallita”;
-  considerare sensazioni come gonfiore alla stessa stregua di essere grassa “non posso mangiare molto perché mi ingrasso, le assicuro che non è gonfiore”;
-  eccedere in un esercizio fisico compulsivo perché “non potevo non uscire a correre, voleva dire ingrassare, ingrassare a dismisura”;
-  presenza di abbuffata: ”...e poi mi sono lasciata andare per un attimo, non ho pensato, ho iniziato a mangiare in modo vorace senza sentire il gusto, il profumo, il sapore”;
-  presenza di sintomi da digiuno, dati dal basso peso: “è intrattabile, non si può dirle nulla, figuriamoci dirle che mangia troppo poco!”;
-  e poi pensieri ossessivi sempre presenti di “quanto poco potrei valere se mangiassi un po’ di più”.

I disturbi alimentari sono la prima causa di morte per malattia delle ragazze tra i 12 e i 25 anni.


"La soluzione sta in primo luogo nell'attenzione dinanzi a determinati atteggiamenti di una figlia o di un figlio, di un'amica, di un amico o di un semplice conoscente. I comportamenti, infatti, sono vere e proprie "spie" e vanno capiti, sorvegliati, mai sottovalutati". (Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Pari Opportunità)

 

Fonte: http://pariopportunita.gov.it/index.php/campagne-di-informazione/1153-se-ami-qualcuno-dagli-peso



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