20 settembre 2019

Italia

Ruby Bis, per i giudici d'Appello 'prove univoche sulla prostituzione ad Arcore'

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"Quello imperniato sulle serate ad Arcore e sui rapporti tra giovani donne e Silvio Berlusconi era un sistema prostitutivo, contrassegnato dalla corrispettività della dazione di denaro o altra utilità rispetto alla prestazione sessuale". È quanto scrivono i giudici della corte d'Appello di Milano nelle motivazioni alla sentenza, del 13 novembre scorso, con cui hanno condannato Lele Mora, Emilio Fede e l'ex consigliera regionale Nicole Minetti.

Per i giudici sono emersi "una confluenza di elementi di prova (..) assolutamente compatti e di univoco significato" sul "carattere remunerativo delle prestazioni, che in vario modo le ospiti" nelle serata ad Arcore "offrivano a Berlusconi, e della natura di tali prestazioni". Tra Mora e Fede esisteva un accordo collaudato da anni, per il quale Mora proponeva a Fede ragazze da portare alle serate di Arcore, perché potessero allietare le serate del presidente", un sistema che sarebbe stato utilizzato anche per Ruby. Il ruolo di Nicole Minetti "si qualifica diversamente" rispetto a quello delle altre ragazze, "dovendo, con gli altri imputati, contribuire ad alimentare e mantenere il circuito prostitutivo, con mansioni di tipi essenzialmente organizzativo".

"Non esistono peraltro dubbi sul fatto che El Mahroug nelle serate di Arcore abbia assunto gli stessi comportamenti già accertati come assunti dalle altre ragazze: comportamenti sessuali finalizzati al soddisfacimento della libidine sessuale del destinatario; con ampie elargizioni di danaro", evidenziano ancora i giudici. Dunque Ruby, "è una delle ragazze che frequentavano le cene di Arcore e come le altre è stata disponibile a compiacere il padrone di casa con la propria disponibilità fisica, in cambio di generose elargizioni di danaro e altro". Una presenza 'certificata' dalla stessa Ruby che parla di sei-sette serate ad Arcore, dal suo cellulare che 'aggancia' la cella telefonica della villa dell'allora premier Silvio Berlusconi e, tra gli altri, dallo stesso imputato Fede.

 

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