26 settembre 2020

Treviso

"Basta alla didattica a distanza, bambini e ragazzi devono tornare in classe "

Lo chiedono genitori e insegnati trevigiani del comitato "Scuola Reale Veneto” che hanno raccolto 2.307 firme

| Isabella Loschi |

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| Isabella Loschi |

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Il comitato trevigiano "Scuola Reale Veneto”

TREVISO - “Basta alla didattica a distanza vogliamo una scuola reale, senza distanziamento e senza l’utilizzo delle mascherine durante le lezioni”. Da Treviso lo chiede il comitato "Scuola Reale Veneto”, formato da genitori ed insegnanti che ha promosso una petizione che ha già raccolto 2.307 firme e l’ha consegnata all’assessore regionale Elena Donazzan.

 
“L’intento della petizione è quello di cogliere questo momento di crisi come un’opportunità per ripensare l’organizzazione scolastica sia dal punto di vista strutturale con messa a norma degli edifici, aree verdi, aule dedicate ed attività artistiche e di artigianato, sia dal punto di vista pedagogico”, spiegano i promotori. Per questo il comitato Scuola Reale veneto chiede che “siano riviste le misure per la ripresa dell’attività scolastica. I bambini, i ragazzi e i giovani non dovrebbero conoscere il distanziamento sociale che implica una lontananza non solo fisica, ma anche umana dagli altri. La scuola è una comunità dove si vive in reciprocità e non può esserci relazione con il distanziamento sociale”.

La petizione sottolinea anche l’importanza di non usare le mascherine e l’uso dei mezzi tecnologici venga riservato solo ai ragazzi al di sopra dei 14 anni e mai in sostituzione della didattica in presenza.

La delegazione del comitato promotore, con forte base a Conegliano, che si ispira al movimento nazionale “La Scuola che accoglie”, qualche giorno fa è stata accolta dagli uffici regionale ed ha esposto i punti principali contenuti nella petizione, evidenziando anche: “L’assenza di insegnanti, psicologi, educatori, genitori e personale Ata fra coloro che hanno stilato le linee guida per il rientro a scuola; la trasformazione di dirigenti e insegnanti in sorveglianti sanitari; la totale inconciliabilità e inapplicabilità del piano di rientro per le scuole e le famiglie e l’importanza di puntare sulla salutogenesi”.

 


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Isabella Loschi

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