29 novembre 2020

Castelfranco

Borso chiede la medaglia al Merito civile per i fatti della Seconda guerra mondiale

Con 73 caduti, di cui ben 37 impiccati, fucilati e deportati, Borso è il comune della Pedemontana del Grappa col più alto numero di vittime e case incendiate

| Maria Elena Tonin |

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Borso chiede la medaglia al Merito civile

BORSO DEL GRAPPA - Il comune di Borso chiede il riconoscimento ufficiale al Merito Civile riferendosi agli accadimenti del secondo conflitto mondiale. “Continuano ad essere pagine importanti, un testimone da passare a chi viene dopo di noi”: sono le parole di Flavio dall'Agnol, sindaco di Borso, che ha avviato l'iter burocratico necessario per il riconoscimento della medaglia al Merito civile per le vicende del paese nella Seconda guerra mondiale.

Si parte dal consiglio comunale, che approva all'unanimità l'ordine del giorno e la lettera da spedire al prefetto Maria Rosa Laganà e si arriva sulla scrivania del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che dovrà approvare la richiesta. "Venti mesi di resistenza, importanti per i cittadini di Borso ma per tutto il territorio: 7 dei 31 degli impiccati di viale Martiri di Bassano del Grappa, erano di Borso". Con 73 caduti, di cui ben 37 impiccati, fucilati e deportati, Borso è il comune della Pedemontana del Grappa col più alto numero di vittime e case incendiate.

Coinvolto il Consiglio dei ragazzi, gli Alpini delle tre frazioni e gli appassionati di storia locale, come Zilio Ziliotto. Un'occasione per sistemare e pubblicare una tradizione orale molto ricca, in un momento storico in cui molti testimoni diretti, per l'età, se ne stanno andando. Ultima in ordine di tempo, Serafina Ferraro, la Nina, lo scorso 30 maggio.

"La presenza femminile fu preziosa e indispensabile per l'attività partigiana, sia in montagna che in paese. Delle appartenenti al Corpo Volontari della Libertà, rimangono oggi in vita solo Maria Negro ed Elvia Dalle Fratte". La tessera di Partigiana della Nina, il carteggio alla fidanzata Rosetta di Marco Citton, classe 1925, le pietose note del cappellano don Antonio Corsato, che seppelliva 12 cadaveri il 30 settembre del 1944 dopo il rastrellamento, ma anche l'atto di vendita simbolica del terreno di Borso per la realizzazione dell'Ossario di Cima Grappa: sono alcune delle testimonianze allegate alla domanda. Per la risposta, anche qualche anno. "Ma andava fatta”: conclude dall'Agnol.

 



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Maria Elena Tonin

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