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22 aprile 2024

Montebelluna

Da oggi vanno all’asta i tesori di “Veneto Banca”: si parte con i vetri di Murano per arrivare a una inestimabile tela di Guido Reni

Centinaia di opere d’arte, oggetti d’antiquariato e opere di design andranno al miglior offerente fino al 31 gennaio

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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Da oggi vanno all’asta i tesori di “Veneto Banca”: si parte con i vetri di Murano per arrivare a una inestimabile tela di Guido Reni

MONTEBELLUNA – Passare in rassegna i tesori d’arte di quella che fu la collezione di Veneto Banca lascia davvero l’amaro in bocca ai montebellunesi. Se da una parte c’era il rammarico che simili tesori non fossero mai stati destinati alla pubblica fruizione, dall’altra ora c’è la consapevolezza che questo patrimonio artistico ora sarà disperso e lascerà definitivamente Montebelluna. Già perché a partire da oggi e fino a mercoledì 31 gennaio, tutto sarà messo all’asta della casa d'aste Bonino di Roma, in relazione alla dismissione del patrimonio storico-artistico di Veneto Banca SpA in liquidazione coatta amministrativa disposta dal Ministero dell'Economia e delle Finanze.

“Meraviglie Atto III” è il titolo della prima asta di oggi, che viene così descritta: «126 lotti – lampadari, vasi, appliques, piantane, lampade da tavolo – generati quasi tutti nelle fornaci Seguso e Venini, raccontano la storia del vetro veneziano e del design nel secondo ‘900 e nel nuovo millennio: sono le meraviglie, che decorano – talvolta in dimensione monumentale – la settecentesca Villa Gasparini Spineda Loredan, a Venegazzù (Volpago del Montello), dal 1973 proprietà Benetton e dal 2008 al 2017 prestigiosa sede di rappresentanza di Veneto Banca, nonché l’ex Centro Servizi in Montebelluna e numerose filiali di grande rilievo, a partire dalla sede di Piazza dei Signori, a Vicenza. Tra i corpi sospesi, il celebre grande cono della Archimede Seguso composto di centinaia di bolle di vetro di Murano soffiato a mano in filigrana, sotto il quale era posizionato il gesso con “Amore e Psiche” di Antonio Canova, che realizzò il record mondiale d’asta per l’artista».

E questo non è che l’inizio. Martedì invece saranno messi all’asta i tesori del secondo lotto incentrato sulle opere della tradizione veneta e marchigiana tra le quali spicca il "San Francesco in meditazione" di Guido Reni (1575 - 1642), un olio su tela 183x136 cm, “datato agli anni '30 del Seicento, secondo Daniele Benati, il massimo specialista del pittore, superiore alle analoghe opere della Pinacoteca Nazionale di Bologna, della collezione dei Principi Colonna, della Quadreria dei Girolamini e del Louvre – si legge in una nota dell’agenzia AGI -. Confluito in Veneto Banca paradossalmente in modo casuale, a seguito di una operazione finanziaria, è una delle perle dell'asta (lotto 302, base d'asta 200.000)”.

Tra le centinaia di opere all’asta, vale la pena citare: "Veduta di Verona" di Gaspard van Wittel (1653-1736) base d'asta 700.000 euro, "Il bimbo malato" di Luigi Nono (1850-1918) base d'asta di 680.000, "I Musicanti (Serenata)" di Raffaello Sorbi (1844-1931) base d'asta di 120.000 euro, “Madonna con Bambino”, ultima opera nota di Antonio Vivarini (1418–1484) base d’asta € 160.000, “Davide con la testa di Golia” Rocco Marconi (1480-1529) base d’asta € 260.000, “Natività” attribuita al veronese Domenico Morone (1442-1518) base d’asta € 140.000, “Testa del Battista” di Francesco de’ Maineri (1460-1509), “Giuditta e Oloferne” e “La Madonna del sonno” opere di Carlo Saraceni (1579-1620) base d’asta € 120.000 e € 260.000 e “San Carlo Borromeo”, realizzato intorno alla data della sua canonizzazione (1610) da una mano vicina a Orazio Borgianni base d’asta € 100.000.

Se il gesso di Antonio Canova “Amore e Psiche”, in un’asta precedente è stata battuta al prezzo record di 1,2 milioni di euro ci sono tutti i presupposti perché anche questi ulteriori tesori di Veneto Banca, possano destare grande interesse. Si tratta, infatti, di un patrimonio di dipinti, sculture, stampe, disegni, fotografie che ha richiesto l’intervento di oltre cinquanta esperti e studiosi per catalogarlo e per il quale la base d’asta complessiva sfiora gli 8 milioni di euro. Intanto, a Montebelluna, per la vendita di questo immane patrimonio, c’è chi giustamente si rammarica “che non ci sia praticamente nessuno a dire che sarebbe bello se un ente pubblico avesse cercato di fare qualcosa per acquistarlo”.



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