17 gennaio 2021

Treviso

"Non rientreranno in classe neanche dopo Natale gli studenti delle superiori"

I sindacati della scuola non credono che in un mese si potranno risolvere tutti i problemi per un ritorno in sicurezza. Il nodo dei trasporti dovrà essere sciolto dalla Regione.

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

si torna a scuola

TREVISO - La Befana – a sentire il Capo del Governo – riporterà in classe studenti e professori delle superiori. Quattro settimane, feste comandate comprese, per risolvere tutti i problemi. In cima a tutti, quello dei trasporti. “Hai detto niente”, obiettano in molti. Decidere di rimandare a scuola, ogni mattina, il settantacinque degli allievi vorrà dire rivedere scene già viste nei mesi di settembre e ottobre. E riprenderà – è il caso di dirlo – il solito “tran-tran”. Un mese di tempo, con i Prefetti a cercare di mettere d’accordo Ufficio scolastico (e quindi i Dirigenti di tutti gli istituti superiori della provincia) e società dei trasporti, magari coinvolgendo anche quelle private. Una corsa contro il tempo, dopo tutto quello che è stato perso lungo questo fronte quando ce ne sarebbe stato a disposizione per individuare con ragionevolezza soluzioni all’uopo.

Sono in pochi invece oggi a scommettere sulla riuscita dell’operazione nel “post-Befana”. I più scettici sono i sindacati che del prisma della scuola mettono insieme tutte le facce. “I conti non tornano” – sintetizza lo Snals di Treviso. Due le domande, semplici semplici, che rivolge il segretario Salvatore Auci: “Come faranno i mezzi pubblici, oggi obbligati (causa covid-19) a caricare solo il 50% dei passeggeri rispetto al numero massimo consentito normalmente, a trasportare nelle fasce orarie scolastiche mattutine il 75% degli alunni? Come possono essere organizzati i doppi turni considerato che, oltre ad una maggiore copertura pomeridiana da parte dei mezzi di trasporto, servirebbe ulteriore personale docente e collaboratore scolastico?”

Scettico lo Snals anche rispetto al lavoro che in meno di trenta giorni dovrà svolgere il tavolo coordinato dalla Prefettura: “Non riuscirà a trovare la quadra. Definire, infatti, il più idoneo raccordo tra gli orari di inizio e termine delle attività didattiche e gli orari dei servizi di trasporto pubblico locali (urbani ed extraurbani), volto ad agevolare la frequenza scolastica, sarà un rompicapo con il quale i partecipanti al tavolo di coordinamento di cui trattasi rischiano di “farsi male”. Succederà – prevede Auci – che nelle prossime settimane “assisteremo al passaggio di consegne dal Prefetto al Presidente della Regione Veneto, circostanza già prevista dal Dpcm stesso, nel caso in cui non sarà possibile trovare una soluzione celere. Il Presidente Zaia a quel punto dovrà trovare le risorse necessarie e predisporre le ordinanze al fine di garantire le misure organizzative in grado di raggiungere l’ambizioso obiettivo di portare gli studenti in presenza nella percentuale prevista”.

Non si percepisce ottimismo neanche in casa Cisl. Teresa Merotto commenta con un velo di ironia: “Il ritorno in presenza per gli studenti delle superiori è quello che tutti auspichiamo ma ci chiediamo anche se finalmente si riuscirà a predisporre tutte le misure per un rientro in sicurezza. Vorrebbe dire che finalmente la priorità è la scuola e le sue esigenze”. Che tradotto suona così: trasporti con capienze dei mezzi che rispettino le misure di distanziamento. Andando oltre la soluzione degli ingressi scaglionati . “Se così non fosse allora meglio continuare con le lezioni a distanza. Anche perché le scuole non possono rivedere ogni due mesi orari di entrata ed uscita, rientri pomeridiani ed organizzazione delle attività. La flessibilità organizzativa è una modalità che la scuola mette già in atto ma pensare che si possa rifare tutto ogni due mesi non è rispettoso né degli studenti né del lavoro dei dirigenti e dei docenti”.

 


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Roberto Grigoletto

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