05 aprile 2020

Valdobbiadene Pieve di Soligo

Stop al vigneto di Ligonto a Follina: "Speriamo che la Sovrintendenza sia irremovibile"

Rimozione e ripristino dei luoghi per parte dei nuovi vigneti di Ligonto

| Ingrid Feltrin Jefwa | commenti |

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Follina vigneto

FOLLINA – Il contestato vigneto in località Ligonto a Follina è stato oggetto di molte novità di recente, dalla cessione da parte del privato a due diverse aziende ma soprattutto di un’ordinanza di rimozione e ripristino dei luoghi come in origine ma non per l’intera area, visto che uno dei nuovi proprietari ha presentato richiesta di santoria.

Il Gruppo Per i Nostri Bambini di Follina che segue il caso e si è attivato per contrastare questa presenza spiega infatti che: “In origine la proprietà si estendeva per mq 135.000 ed era riconducibile ad un unico proprietario che, ottenuto il Permesso di Costruire da parte dell'ente preposto, ha venduto il fondo agricolo a due ditte diverse. Il progetto iniziale è stato posto sotto i riflettori dalla stampa locale sia per le dimensioni che per l'area in cui sorge il vigneto in quanto non vocata alla viticoltura”.

La cronistoria con gli ultimi aggiornamenti persegue: “Inoltre, è stato oggetto di interessamento da parte di Andrea Zanoni consigliere regionale, delle parlamentari Sara Cunial e Silvia Benedetti, nonché del Ministro Federico D’ Incà. La Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia si è espressa in merito al progetto impartendo severe prescrizioni che non sono state recepite dai proprietari dei due fondi agricoli.

“A fine luglio, su segnalazione del Gruppo follinese Per i Nostri Bambini, il Comune di Follina è intervenuto con un’ordinanza di sospensione lavori, in seguito alla quale, il proprietario del lotto a sud ha presentato richiesta di Sanatoria, mentre al proprietario del lotto a nord, non avendo fatto alcuna richiesta, è stata notificata l’ordinanza di rimozione e ripristino al fine di adeguarsi al parere dei Beni Ambientali. Confidiamo che la Soprintendenza sia irremovibile, poiché è paradossale pensare che una misera sanzione pecuniaria possa riparare a un danno ambientale che minaccia la salute pubblica e la biodiversità inquinando ulteriormente le falde acquifere”.

 



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Ingrid Feltrin Jefwa

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