24 ottobre 2021

Treviso

Terzo giro di ristori per imprese e lavoratori in attesa della legge di bilancio

Artigiani e commercianti chiedono che i finanziamenti giungano a chi ne ha davvero bisogno: "Si guardi al fatturato"

| Roberto Grigoletto |

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Terzo giro di ristori per imprese e lavoratori in attesa della legge di bilancio

TREVISO - I ristori per le categorie “condannate” alla improduttività dal Covid (ristoranti, bar, locali in generale), sono stati rimpinguati per la terza volta la settimana scorsa. "Un miliardo e mezzo per le imprese commerciali, quelle che stanno pagando in questo momento il prezzo più alto” - ci conferma da Roma il sottosegretario all’Interno Achille Variati, che annuncia anche l’arrivo - con il decreto ristori ter – di altri quattrocento milioni ai Comuni per il sostegno sul piano dell’approvvigionamento alimentare alle famiglie in difficoltà.

Una ulteriore boccata d’ossigeno per il mondo del commercio e per quello dell’artigianato. Che però “mettono i puntini sulle i”. Giuliano Rosolen dell’associazione artigiani (Cna) lo dice chiaro e preciso: “Il decreto ristori rischia di risultare iniquo se il criterio per l’assegnazione dei contributi continuerà ad essere il codice Ateco, per cui alcuni lavoratori riceveranno soldi e altri no ma non è possibile stabilire se i primi ne hanno bisogno per davvero e i secondi no”. Si dovrebbe invece fare riferimento al parametro del fatturato, che permette si stabilire chi sta patendo maggiormente la crisi: “L’Agenzia delle entrate dispone di tutti i riscontri necessari, grazie alla fattura elettronica” – assicura Rosolen. Per il quale si dovrebbero poi compiere scelte oculate nella imminente legge di bilancio: “Trentotto miliardi rischiano di disperdersi in mille rivoli, rivelandosi inefficaci”. Per il Cna bisognerebbe investire sulla transizione green delle imprese e sul potenziamento delle infrastrutture materiali e immateriali: non solo strade ma anche digitale.

Anche Federico Capraro, presidente Ascom Confcommercio di Treviso, conviene sulla opportunità di ristorare non in base ai colori delle Regioni ma calcolando le perdite di fatturato, indipendentemente dai settori: “Le attività commerciali, le città e le imprese non si accendono e spengono come un interruttore. Dovremo in ogni caso abituarci a convivere più a lungo del previsto con la pandemia

 


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