25 novembre 2020

Tour verde tra rifiuti e rinnovabili

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Alberta Bellussi | commenti |

Tour verde  tra i rifiuti e  le rinnovabili

Dopo più di un anno dalla nascita di questo mio spazio dedicato all’Ambiente con la A maiuscola su Oggitreviso,  avrete capito la mia passione e il mio interesse per la tematica delle energie rinnovabili.

Vorrei  condividere con voi la mia felicità per aver potuto passare un pomeriggio in visita agli impianti di Este della Sesa ( società mista pubblico privato nata per occuparsi di smaltimento rifiuti aprendo poi il suo interesse verso le  rinnovabili). Ho avuto la possibilità di visitare tutte le attività, che svolge questa azienda leader nel campo dello smaltimento dei rifiuti e con l’entusiasmo di un bambino ho sottoposto tutti i miei quesiti;  l’aspetto più interessante è sicuramente  quello che si esprime con la produzione di energia elettrica e termica  da fonti rinnovabili: biogas prodotto dai rifiuti umidi, biomassa dagli scarti della filiera agricola e fotovoltaico. Geniale e lungimirante chi ha deciso di investire e continua a farlo  in queste fonti energetiche verdi perché questo rappresentano azioni di grande responsabilità ambientale.

Basterebbe solo fermarsi un attimo ad analizzare la situazione energetica del nostro paese per capire come azioni di questo tipo dono importanti e determinanti. L’ Italia è il secondo paese mondiale importatore di energia elettrica e non figura tra i primi 10 produttori. Il nostro paese è classificato con un indice di  “dipendenza elettrica”(importazioni nette/consumi elettrici) molto elevato, non abbiamo il  nucleare, la  dipendenza e legame di prezzo con greggio e gas naturale e quindi per questioni produttive e fiscali l’Italia ha il prezzo medio per kWh più elevato tra i paesi europei. Ma questa dipendenza dall’importazione energetica si può provare a contrastare con progetti innovativi e  con l’impegno di alcuni imprenditori e enti che hanno deciso di investire  in energie e tecnologiche alternative e di grande tutela per l’ambiente: idroelettrico, fotovoltaico, eolico, biomasse. Sono 2.415 i Comuni italiani in cui sono localizzate centrali a biomasse solide, gassose o liquide, per una potenza complessiva di 2.936,4 MW elettrici, 1.306,6 MW termici e 415 kW frigoriferi. Il censimento di Legambiente ha preso in considerazione tutte le tipologie di impianti che sfruttano materiali di origine organica per la produzione di energia elettrica, termica e frigorifera, siano essi impianti a biomassa solida, sia impianti a biogas che invece producono energia elettrica e/o termica grazie alla combustione di gas, principalmente metano, prodotto dalla fermentazione batterica (che avviene in assenza di ossigeno) dei residui organici provenienti da rifiuti umidi , sia impianti a bioliqui di, ovvero impianti, che producono energia elettrica attraverso l’uso di combustibile liquido derivato dalla biomassa come oli vegetali puri, grassi animali o oli vegetali esausti di frittura. Dal 2006 ad oggi siamo passati dai 32 Comuni iniziali ai 2.415 attuali, con una potenza cresciuta di oltre l’800% (da 300 a 2.900 MW). Crescita che ha riguardato soprattutto impianti di piccola taglia con dimensioni fi no a 3 MW, 41 solo nel 2014 con una potenza complessiva 7,24 MW .

Il biogas e la biomassa rappresentano per il nostro Paese una risorsa importante,  il potenziale produttivo del biogas in Italia al 2030 è di circa 6,5 miliardi di gas metano equivalenti l’anno, pari cioè all’8% del consumo attuale di gas naturale in Italia. Se solo si raggiungessero i 2 -3 miliardi di gas metano equivalenti all’anno verrebbero prodotti circa 20 -30 TWh di energia primaria, portando vantaggi ambientali ma anche economici per il settore dell’agricoltura italiana, con un incremento in termini economici pari a circa il 4% del Pil e consentendo un risparmio delle importazioni di gas naturale stimato tra 1,5 e 2 miliardi di euro all’anno a prezzi correnti; oltre a interessanti ricadute nell’industria delle macchine agricole, degli impianti di trattamento delle acque e dei sistemi di trattamento del gas.

Anche nel caso dell’impianto che ho visitato la tecnologia dell’impianto è sempre all’avanguardia ed è fatta in modo tale che dai rifiuti umidi di scarto quotidiano si produce energia elettrica con occhi di riguardo anche al  digestato, finale che diventa compost o fertilizzante.  Nella società di Este ho potuto visitare gli impianti del biogas, della biomassa, il fotovoltaico, l’impianto del compost, le serre, l’impianto di differenziazione del secco e molto altro.

Sono soddisfatta perché ho toccato con mano che gli sforzi fatti dai cittadini  per arrivare a dividere i rifiuti hanno davvero un senso; ho potuto trovare conferma alla mia convinzione maturata nel tempo,  che i rifiuti diventano di nuovo materia prima con un suo valore di mercato; la cosa più entusiasmante e confortante è vedere come i rifiuti umidi diventano energia elettrica.  Dare nuova vita ai rifiuti è una delle sfide contemporanee che molti imprenditori e enti lungimiranti stanno cavalcando, importante sarebbe che anche la politica italiana non proponesse misure che cambiano di continuo ma avesse una seria programmazione energetica per portare l'Italia ad essere pui indipendente nella produzione interna ma soprattutto verde.



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