25 novembre 2020

Ultima chiamata

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Alberta Bellussi | commenti |

L'opera

Ultima chiamata: Parigi

 

Dal 30 novembre all’11 dicembre le delegazioni di quasi 200 paesi si incontrano a Parigi per discutere di un nuovo accordo universale sul clima. L’obiettivo: limitare a 2 ºC il riscaldamento del globo.

COP21, tre lettere e due cifre, che racchiudono il destino delle generazioni future e stanno a significare “ Conference of the Parties  e il 21 è il numero della conferenza sul clima . Quello di Parigi è un appuntamento  da definirsi vitale per il pianeta.

Le posizioni sono varie che vanno dagli scettici ai catastrofici;  certa è la globale preoccupazioni per il surriscaldamento globale e per le sue conseguenze.

Dopo oltre 30 anni di complesse discussioni sul clima, e soprattutto dopo il fallimento della conferenza di Copenaghen nel 2009, il mondo è ora chiamato ad agire.  Per la prima volta esiste un ampio consenso attorno alla volontà di cambiare rotta. Grandi potenze come la Cina e  gli Stati Uniti riconoscono la necessità di agire e di non stare solo a fare disquisizioni demagogiche.

Potrebbe sembrare la sceneggiatura di un film di fantascienza e invece è solo l’analisi di elementi oggettivi. Ghiacciai che si sciolgono, mari che crescono così tanto da inghiottire piccole isole e sommergere città costiere; ondate di calore, siccità, terre aride che non danno più raccolti e costringono intere popolazioni a migrare e a conflitti per l’accesso alle risorse; problemi di sicurezza alimentare, carestie, mancanza di acqua potabile, epidemie, specie animali e vegetali che spariscono per sempre, smog che avvolge le metropoli e uccide. E’ la Terra di fine millennio: il pianeta ha la febbre. La Conferenza  di Parigi è ormai “l’ultima chiamata” per un accordo globale giuridicamente vincolante che riduca le emissioni di gas a effetto serra, causa principale del riscaldamento globale che potrebbe condurci sulla soglia di non ritorno.  Sono concordi tutti i capi di stato del mondo.

Autorevoli scienziati a livello mondiale e migliaia di studi sui cambiamenti climatici avvertono da tempo che l’aumento della temperatura media della Terra non deve superare al massimo i due gradi rispetto al periodo precedente la rivoluzione industriale (1850). Gli ultimi tre decenni sono stati uno più caldo dell’altro.  Nel mondo si è già innescato un meccanismo per cui assistiamo ad eventi meteorologici estremi. Le alluvioni in Italia e i morti che hanno provocato sono solo l’esempio più vicino a noi.

 E’ probabile al 95-100% che l’uso dei combustibili fossili insieme con la deforestazione abbiano causato più della metà dell’aumento della temperatura media globale entro i due gradi. Gli esperti puntano l’indice contro le scelte economiche e di vita dell’uomo, soprattutto contro l’uso di petrolio, carbone e gas, che stressano a tal punto la natura da renderla incapace di adattarsi. Quindi è l’uomo l’unico che può intervenire accantonando sete di potere e denaro; elementi questi che sono le principali cause di scelte scellerate.

 Gli scienziati suggeriscono perciò di tagliare entro il 2050 le emissioni tra il 40% e il 70% rispetto al 2010, riducendole poi fino a un valore prossimo allo zero entro la fine del secolo. Se a livello globale non si faranno gli sforzi necessari per tagliare i gas a effetto serra la temperatura media del globo terrestre potrebbe crescere tra 3,7 e 4,8 gradi centigradi nel XXI secolo (stima uno degli scenari elaborati da 235 autori di 58 Paesi mettendo a confronto oltre 10mila fonti scientifiche). Con lo scenario peggiore, che si avrebbe con l’aumento di 4,8 gradi, il livello del mare potrebbe salire di quasi un metro.

Anche se ci sono molti studiosi che frenano su un futuro ‘catastrofico’, la realtà già dimostra gli effetti dell’abuso di combustibili fossili, fonti energetiche privilegiate in alcuni Paesi come Germania, Cina e altri Stati orientali. Peraltro,i costi di mancati interventi sarebbero altissimi. Italia e Ue sono invece tra le realtà più avanzate al mondo nel contrasto al riscaldamento globale, grazie alla crescita nella produzione di energia da fonti rinnovabili. L’Unione europea dal 1990 al 2014 ha ridotto le emissioni di gas serra del 23% superando il target del 20% fissato al 2020. Se gli scienziati suggeriscono lo stop ai combustibili fossili e una spinta all’energia verde, sono i politici, purtroppo, che devono a decidere. Da loro quindi dipende la sorte del Pianeta. E’ il sistema economico che va cambiato.

A Parigi i leader di 195 Paesi più la Ue - che fanno parte della Convenzione sul clima dell’Onu - sono chiamati ciascuno a fissare i propri obiettivi di emissioni in modo da contenere entro 1,5-2 gradi l'aumento della temperatura emtro fine secolo. Si punta ad una clausola che permetta di valutare e rivedere gli impegni ogni 5 anni. Le nazioni sviluppate devono poi arrivare a mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 per aiutare i paesi in via di sviluppo a contrastare i cambiamenti climatici e risarcirli dei danni che hanno già subito. Il supporto a questi Stati, sia finanziario che tecnologico, dovrà proseguire anche dopo il 2020. Per ora il 95% dei Paesi ha assicurato impegni concreti. Dal 7 dicembre cominceranno i colloqui a livello politico. E' una sfida senza precedenti.

Il destino del Pianeta per ora resta a rischio...abbiamo un grande compito e stiamo perdendo tempo, energia, vite  in cose assurde.



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