29 settembre 2020

Difendere, resistere, diffondere.

Categoria: Istruzione - Tags: Istat, Letteratura, poesia

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Nicolas Alejandro Cunial | commenti |

Quasi un anno fa, pubblicai su Blare Out un articolo inerente allo stato di salute della lettura e dell’editoria in Italia. Inutile dire che la cartella clinica non mostrò nulla di buono, e ora che un anno è trascorso penso sia il giunto il tempo per fare il punto. Nel 2011 quelli che io chiamavo così bonariamente “lettori forti”, cioè persone tra gli 11 e oltre i 75 anni di età che leggono appena sette libri in un anno, sono passati da cinque milioni e mezzo a sette milioni e mezzo nel 2012. Purtroppo a fermare questo primo dato così rassicurante interviene il totale percentile di persone che leggono almeno un libro all’anno: solo il 46%, percentuale rimasta tristemente stabile, contando su un precedente, riferito al 2011, di 45,3%.


Bisogna conoscere lo stato di salute della letteratura o si rischia di perpetuare una situazione ormai insostenibile

La produzione libraria invece ha subito dei cambiamenti, se in positivo o in negativo in realtà dipende dal punto di vista, io mi limiterò a riportare quelle che a mio avviso sono le novità degne di nota. Le prime edizioni pubblicate nel 2011, questo l’anno dell’ultima rilevazione, sono state complessivamente 36.183 mila. Rispetto al 2010 si ha avuto una piccola contrazione, un ammontare di almeno 3500 unità, che sembra però aver favorito le grandi case editrici (quelle che pubblicano almeno 50 titoli l’anno, così come ha definito l’Istat), che hanno di fatto in mano il 79,1% di colpa di questa smisurata immissione di letteratura nel mercato, contro il 77,5% dell’anno precedente.

Tra le 36.183 prime opere, italiane o straniere, vi sono compresi una innumerevole serie di categorie, di generi insomma. Inutile dire che la sezione più viva è quella dei romanzi e dei racconti, ma ciò che non ci si aspetta è che al secondo gradino del podio ci sia la categoria “poesia-teatro” che ricopre una buona fetta dell’ammontare, appunto la seconda più grande, con 3447 opere di prima pubblicazione. Al terzo posto troviamo invece la classe di “storia, biografie e araldica”.

Se in un primo momento, una volta varcate le porte di una qualunque libreria, ci assale un senso patriottico per cui “in libreria ci sono troppo libri stranieri e pochi libri italiani”, beh non è certo colpa degli editori. Di tutte le opere pubblicate nel 2011, non solo quelle di prima pubblicazione, ma anche ristampe ed edizioni successive, che ammontano all’incredibile cifra di 59.237 unità, i libri italiani pubblicati sono il 73,6%. Le opere invece tradotte dall’inglese sono appena il 12,9%.

Vista la crisi, mi sembra giusto parlare anche di prezzi. Quante volte vi sarete lamentati (giustamente?) dei prezzi dei libri troppo alti, nonostante i libri siano non solo mezzo di diffusione della cultura, ma anche ottimi oggetti d’arredamento? Beh sappiate che i libri che costano tra 0,01 centesimi e 15 euro sono il 52,6%. Considerando che un lettore forte che abbia cominciato a leggere dagli 11 anni fino alla morte avvenuta a 85 almeno un libro a settimana, giungerebbe appena a leggere 3996 libri, poco più del 10% delle opere di prima edizione del 2011. Quindi non preoccupatevi, troverete sempre libri a prezzi economici. Certo, tutti vorremmo spendere meno, ma questo è un altro discorso.

Passiamo ora a vedere com’è la situazione tra gli editori. Per la prima volta dal 2006, i nuovi editori superano gli editori che cessano le proprie attività. Rispetto all’anno precedente, nel 2011 il dato è aumentato di cinque unità, portando il totale degli editori a 2704. Nulla di buono comunque, perché di questi, gli editori attivi sono appena 1576, un numero che rispecchia comunque il perdurare della crisi se lo rapportiamo al suo gemello del 2010: 1647. In questo numero troviamo anche la percentuale di piccoli, medi e grandi editori, rispettivamente del 58.8%, 29,9% e 11,3%. Sembra di parlare della ricchezza italiana, così anche nell’editoria la grande produzione libraria la detiene una minoranza di editori (sostenuti da cospicui aiuti economici statali).
 


A noi, il 46% degli italiani, fetta che si ostina a leggere, non ci resta che difendere, resistere e diffondere

Insomma non si arresta quel circolo vizioso, fatto di un eccessiva produzione libraria da parte di grandi editori, sostenuti dalle nostre tasse, e che occupano la maggior parte dello spazio in libreria ai danni di un pubblico che merita invece il lavoro svolto da piccoli e medi editori, i quali spesso propongono un catalogo basato sulla qualità, unica virtù che li tiene in vita in questo mare di carta che ha travolto tutti. O meglio, solo il 46% degli italiani, la fetta che si ostina a leggere. A loro, a noi, non ci resta che quelle poche pratiche che vorrei così riassumere: difendere, resistere, diffondere.

 

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