28 maggio 2020

Sulla libertà: il nuovo corso di Mario Pomilio.

Categoria: Istruzione -

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Nicolas Alejandro Cunial | commenti | (2)

Mauro Pomilio, Il nuovo corso, Hacca Edizioni, 2014, 224 pag., 15 euro.“Quasi che l’unico effetto prodotto in essi dalla libertà fosse un bisogno insolito di disciplina”, così recita la quarta di copertina. E sebbene sia solito citare altre parti di testo nelle recensioni rispetto a quelle che si trovano nella quarta di copertina o negli eventuali risvolti, qui non lo farò per un semplice motivo: vale la pena leggerlo senza saperne nulla. Di conseguenza, potreste anche non proseguire la lettura di questo articolo e limitarvi a comprare il libro.

 

Il nuovo corso fu pubblicato la prima volta nel 1959, e si rifà, in minima parte, agli eventi che coinvolgono l’Ungheria del 1956. Eppure – la maestria di Pomilio (vinse un Premio Strega e un Premio Campiello, per citarne alcuni, quando questi premi significavano ancora qualcosa) non poteva essere da meno – l’autore si rifà ad una condizione particolare per riferirsi al generale: cosa può accadere in una città, che sa tanto di emblema della società tutta, abituata a vivere secondo schemi normativi ben precisi, limitanti, autoritari, se, di punto in bianco, viene data ai cittadini la libertà?

 

Il libro, raccontato da un narratore interno non protagonista degli eventi che si snodano fra le pagine, racconta la storia di una cittadina anonima che in una mattina come un'altra, si vede recapitare delle copie fasulle dell’unico giornale in circolazione. Già a partire dal titolo di testa sembra tutto chiaro: il Partito – l’unico partito esistente – ha ritenuto la popolazione ormai matura per accogliere la libertà, presentata come una nuova era, un nuovo corso.

 

Basilio, che di mestiere fa il giornalaio, è il primo che apprende la notizia e, dopo i primi dubbi, si lascia trasportare dall’euforia delle potenzialità che questa nuova realtà porta. Eppure, non tutti sono convinti della bontà intrinseca nella libertà. Perché se è vero che l’uomo non libero tende a divenirlo, un uomo libero a qualche tipo di libertà può aspirare?

 

Attraverso le vicende di Basilio, di una delegazione di cinesi, di un gruppo di uomini a dir poco entusiasti di questa nuova condizione, di un accattone e del direttore del carcere locale, Pomilio offre una sequenza di interrogativi validi per chi la libertà deve conoscerla e per chi invece vi è nato: è insita nella libertà l’idea di rifiutarla? O è invece, questa, un’idea che va contro la libertà stessa?

 

Senza voler entrare troppo nel merito della trama, posso solo dirvi che, attualmente, il 60% della popolazione mondiale[1] vive in una condizione di non libertà o libertà parziale. Ecco perché il nuovo corso, al di là delle motivazioni suddette, permane un libro estremamente attuale. Purtroppo, più attuale di quello che si pensi. E sarebbe magnifico se questa Dea, che ha uno nome che sembra voler essere urlato – Libertà! Libertà! – giungesse una volta per tutte a raccogliere con le proprie mani il mondo intero. Ma il rischio, sarebbe di vivere un giorno di festa, per tornare poi, come ne il nuovo corso, a far finta che nulla sia accaduto.

 

In conclusione: leggetelo attentamente, con cura, come solo i grandi libri hanno il diritto – in questo caso particolare sarebbe meglio utilizzare, sebbene in maniera quasi paradossale, il termine “dovere” – di essere letti.

 

Unico avvertimento: non leggete il risvolto di copertina. Contiene un’anticipazione, uno spoiler, che purtroppo ho letto a libro iniziato. E Hacca forse sa di aver ridato al pubblico un libro così potente che gli si può perdonare tutto, persino questo.

 

Mauro Pomilio, Il nuovo corso, Hacca Edizioni, 2014, 224 pag., 15 euro.

 



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Senza nulla voler togliere al suggerimento del post ma allo scopo di portare una virgola in più segnalo un'interessante ricerca sulla questione "libertà" di Dario Corallo:



Tralasciando le varie trasformazioni subite dal concetto di libertà, dall’ἐλευθερία greca di stampo politico e religioso alla libertas e libero arbitrio della tradizione cristiana, quello che intendo prendere in considerazione è il concetto di libertà per come viene inteso oggi, con valore onnicomprensivo: morale, politico, religioso, metafisico ecc. Ma cos’è, precisamente, la libertà?

La posizione del senso comune sostiene che la libertà sia l’assenza di ogni vincolo eccetto uno: la libertà dell’altro. Questa, che sembra essere la concezione più ampia possibile, nasconde in realtà un’enorme serie di limiti. Potremmo dire che si basa, in qualche modo, su un paradosso: per spiegare cos’è la libertà individuale si ricorre al concetto di libertà sociale. I rapporti umani sono, dunque, rapporti necessariamente vincolati e limitati dalla relazionalità stessa.

Questa libertà è, di fatto, quella di soddisfare i propri bisogni: cosa mangiare, bere, come vestirsi, dove abitare. A queste si possono aggiungere una serie di libertà che definirei “passive”, in quanto non richiedono una vera e propria azione sul mondo: libertà di culto, di pensiero ecc.

Queste, che sembrano essere concessioni, mentre rappresentano l’essenza dell’essere umano, sono libertà fasulle. Come si può pretendere la libertà di mangiare, bere, vestirsi quando il sistema economico, e quindi le cause materiali, non forniscono i mezzi per il compimento di questa libertà attraverso l’azione?

Se non vengono forniti i mezzi necessari ad una emancipazione culturale, come si può pretendere che vi sia libertà di pensiero? Per di più, la libertà di pensiero è vincolata in quanto, una sua diffusione, potrebbe nuocere o, comunque, confliggere con la libertà dell’altro1.

continua al LInk:

http://www.sinistrainrete.info/teoria/4226-dario-corallo-quella-cosa-chiamata-liberta.html

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